lunedì 17 marzo 2008

Il Buon Diavolo


Ci hanno fatto osservare che se esiste una malasanità allora significa che c'è una buona sanità...Noi abbiamo cercato a fondo e, in un certo senso, l'abbiamo trovata almeno in un caso; esattamente a via Tasso, dove l'intervento del medico e dei farmaci salvarono la vita a diverse persone.
Abbiamo visitato il museo della resistenza di via Tasso. Il museo è in un palazzo dove i nazisti realizzarono un loro quartier generale adibendo le stanze degli appartamenti superiori in anguste prigioni per tutti coloro sospettati di essergli nemici. Ci hanno poi riferito sul terrore dei nazisti per le epidemie, tanto che al primo malessere dei detenuti essi si affrettarono a trovare un medico. Cercarono in zona e trovarono la farmacia "Scala Santa" che fornì l'indirizzo del medico.
Il medico, una volta sul posto, si rese subito conto della situazione orrenda in cui versavano i prigionieri, reduci del trattamento violento nazista, e non poté far altro che cercare di farli uscire di lì in qualche modo. La soluzione non fu così difficile, il medico doveva fare solo il suo lavoro e somministrare farmaci fin quando il prigioniero-paziente non si intossicava peggiorando ulteriormente e apparendo veramente come un appestato tanto da farsi trasferire con pieno consenso delle SS al policlinico per continuare il trattamento e salvarsi -almeno dai nazisti. Il fatto curioso per cui i nazisti, sia per trovare il medico che per trasferire i malati rispettivamente ad una farmacia ed altri ospedali, pur avendo lì vicino l'ospedale "S.Giovanni-Addolorata", lascia supporre anche un minimo di verità a quanto scritto sui libri di giurisprudenza, cioè che anche i peggiori criminali hanno un cuore -a meno che non si tratti di concorrenza.
Certamente, non abbiamo trovato un esempio di buona sanità ma almeno che non tutta la malasanità vien solo per nuocere.

venerdì 7 marzo 2008

Il Loto ed il Bitume


In un suo spettacolo, il noto personaggio di attualità B.Grillo si chiedeva come mai sia nei "Pronto Soccorso" che negli obitori degli ospedali italiani non vi è traccia di cinesi (ma anche di tibetani). Per una tale domanda Grillo si faceva rispondere e confermare dai "suoi" "amici" (ovvero suoi micro-virus da vaccinazione) medici ospedalieri http://it.youtube.com/watch?v=QL34zCJ3d8I.
Quindi è vero: cinesi e tibetani non fanno uso di ospedali. Dovremo proprio farcelo dire da loro?...Non sospettiamo nemmeno minimamente il motivo? Hanno riferito, in una conferenza, che al Tibet i cinesi danno scarsissimi servizi sanitari, e proprio in Tibet si chiedono ospedali... In effetti c'è motivo di crederlo. Quando un popolo invade barbaramente il territorio di un altro popolo, che, tra l'altro, non aveva arrecato alcun fastidio, e lo sottomette ai suoi usi e costumi spazzando via quasi tutti quelli di quest'ultimo ne costringe poi -come chiunque colonizzi- a necessità verso i loro servizi e prodotti; oltretutto riservati per tali utenti di serie B come scarti...Sappiamo, da Platone, quanto una persona sia disposta ad accettare se non reclamare anche cibo avvelenato piuttosto che morire di fame. Il Tibet, per millenni, ha avuto un suo equilibrio tra popolo e la natura circostante -nonostante le ripetute invasioni- riuscendo alla stessa stregua dell'Effetto-Loto a ripulirsi dai mali da solo; ma oggi, dopo la vile invasione, si è rotto tale magico equilibrio. Un equilibrio che forse è stato in parte ripristinato nei loro piccoli, autogestiti, villaggi-parco sparsi nel mondo.
Un Loto Blu per il Tibet Libero: corteo LUNEDI' 10 MARZO da Piazza Navona alle 17,30

lunedì 3 marzo 2008

Loto Meccanico: Anche l'"Eparina" (anticoagulante) made in China

L'Associazione Donne Tibetane invita a partecipare alla manifestazione-fiaccolata affinché il Tibet ritorni libero e con la sua cultura millenaria, pacifista, rispettosa degli animali e della natura, loro unica e efficace fonte di cura.
Nonostante abbia resistito per secoli, la Muraglia Cinese sembra stia per cedere definitivamente al consumismo più sfrenato. I valori dell'antico popolo tibetano potrebbero aiutare a ristabilire per una giusta via la crisi progressiva interna della Cina -giunta all'inaudita invasione del Tibet stesso- che la minaccia di far accadere, al di là della muraglia, definitivamente , ciò ch'è accaduto dopo il Muro di Berlino, cioè lo schiavismo delle donne, dei paesi dell'Est Europa.
Intanto dalla Cina della "manodopera a buon mercato" e delle pene capitali... all'ingrosso vi è stato già trapiantato dall'occidente il trapianto-predazione d'organi, a danno dei più deboli, nonché la fabbricazione a "buon mercato" per l'occidente di farmaci come l'anticoagulante "Eparina", che ha arrecato e sta arrecando gravi conseguenze a chi l'ha assunto (da Radio Radicale -1, Marzo, 2008). Difendiamo la Cina, liberiamo il Tibet affinché anche il Loto non si muti in "Loto Meccanico" alterando il suo "Effetto Loto".
Più danza tra i popoli meno competizione sportiva.

venerdì 22 febbraio 2008

Storie di fiori ,di donne e d'anarchia


Trovandoci in un convegno sulla resistenza alla Casa della Memoria -Via della Lungara, Roma- ci ha attirato l'attenzione il racconto della fioraria del cimitero dov'era seppellito Errico Malatesta; infatti i nazifascisti -la Germania era la nazione maestra in fatto di codici- si erano accorti che la disposizione dei fiori, sulla tomba di Malatesta, non era casuale ma seguiva una sorta di messaggio a codice per scambiare informazioni clandestinamente, e sospettarono la fioraria di complicità con la resistenza. Non potendo condannare la fioraria direttamente per ovvie ragioni -troppe ambiguità nello stravagante mezzo di comunicazione e difficoltà nelle prove di colpevolezza- non poterono fare altro che ricorrere alla psichiatria per farla passare per matta. Così fu. La povera fioraia impazzì sul serio nell'atroce struttura psichiatrico-ospedaliera e vi morì. Oggi, forse, ci rimane solo la sua cartella clinica, e tutta da svelare, per comprendere come funziona la macchina ospedaliera-psichiatrica al servizio delle finalità più efferate.

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Se la soluzione è nell'entrare nella tana del lupo vi fu chi fece tale scelta: l'anarchico Salvatore Morelli. Morelli rendendosi conto dello stato di vera e propria prigionia in cui versavano le donne (nelle case chiuse) infettate della sifilide dai loro clienti -spesso non identificati perchè politici, militari graduati o comunque uomini di potere se non i medici stessi che controllavano clinicamente periodicamente le prostitute...ma non i loro clienti- relegate negli infami e orrendi sifilocomi (voluti dai medici per ragioni di epidemia e sopratutto di loroprofitti e interessi professionali) da dove non ne sarebbero poi più uscite fino alla loro morte, che alla fine desideravano avvenisse al più presto , non esitò ad entrare nel parlamento come parlamentare ed è proprio lui che nonostante offeso, sbeffeggiato, insultato praticamente all'unanimità per la sua battaglia contro i sifilocomi, dette lezioni di vera politica tanto che alla fine ribaltò la situazione e riuscì a far chiudere tali ospedali-lager liberando dalle grinfie ed interessi medico-politici le vere e proprie loro schiave. Ne seguì decenni più tardi anche la chiusura delle case chiuse, cioè a detta della Mozzoni, della Prostituzione di Stato, nata poco dopo della breccia Porta Pia dove al posto dei garibaldini e del popolo vi entrarono Militari (domanda) con al loro seguito Medici (profitto) e Magnaccia di Stato (offerta).
Nella foto, il ruolo del magnaccia del bravissimo attore principale di "Accattone" (di Pasolini)

lunedì 14 gennaio 2008

Una carezza e uno schiaffo: l'anziano e il subdolo


L'intervista che segue, di P.Oddifreddi a J. Coetzee, svela il percepire del peso degli anni attraverso quel ruolo che si deve assumere nelle società ad impronta anagrafico-entropica. Un segnale viene allorquando ti compare la figura del medico geriatra che conforta sulla vecchiaia facendo credere non essere una malattia nè fisica nè mentale e, dall'altra, si fanno aumentare le visite di controllo medico, raddoppiandole dai 50 anni in poi per triplicarle raggiunti i 70 (tra i tanti esempi quello della visita medica per il rinnovo della patente: l'anziano a rischio e non in grado di percepirsi se e come guidare nonostante provetto guidatore)

"L'abbiamo incontrato l'11 settembre 2004 al Festival di Letteratura di Mantova, per parlare con lui dei suoi studi matematici e dei suoi esordi da informatico.

-Oddifreddi: Lei si è laureato sia in letteratura che in matematica: interessi contradditori o complementari?

-Coetzee: Interessi che non hanno interagito fruttuosamente fra loro. Guardando indietro, ora penso che avrei dovuto studiare filosofia, lingue moderne, o addirittura lingue classiche, invece che matematica, visto che poi ho comunque dovuto farlo in seguito.

-O.:Che cosa l'attraeva di più, nella matematica?

-C.:Agli inizi la teoria dei numeri. In seguito, la probabilità.

-O.:Continua a interessarsene anche ora?

-C.:No, non mi sono più aggiornato sugli sviluppi contemporanei.

-O.:Lei è stato addirittura un programmatore informatico, per tre o quattro anni.

-C.:Sí, in Inghilterra, prima di iniziare il dottorato in letteratura negli Stati Uniti.

-O.:A proposito de La vita degli animali, Elizabeth Costello traccia una connessione fra il genocidio degli ebrei e degli animali. Cosa risponderebbe, a chi le obiettasse che Hitler era vegetariano?

-C.:Che il fatto che una particolare persona sia o sia stata vegetariana, non ha nessuna importanza.

-O.: E all'osservazione che il 90% dell'agricoltura mondiale è dedicata alla produzione di mangime per animali?

-C.: Che dedicare cosí tanto del potenziale agricolo mondiale a produrre cibo per nutrire animali, affinchè i ricchi possano mangiare tanta carne quanto desiderano, è moralmente vergognoso.

-O.: In La vita degli animali lei cita l'articolo di Nagel su "cosa significa essere un pipistrello'', e in Vergogna solleva la questione se un uomo possa mettersi nei panni di una donna. Quali sono i limiti dell'identificazione negli altri (animali, persone, alieni, macchine pensanti)?

-C.:In parte non si può rispondere alla domanda: ad esempio, nel caso degli animali, coi quali non condividiamo un linguaggio. Per quanto riguarda uomini e donne, invece, ci sono scrittrici che, a mio parere, capiscono perfettamente l'esperienza maschile. E ho tutti i motivi di credere che ci siano scrittori che capiscono bene l'esperienza femminile ...

-O.:Parlando di identificazione con gli altri, qual è il prezzo psicologico che uno scrittore deve pagare per inventare personaggi angosciati e angoscianti come quelli di Aspettando i barbari, La vita e il tempo di Michael K. o Vergogna?

-C.:Nessun prezzo.

-O.:A proposito di quei romanzi, come mai presentano uomini sulla cinquantina come avviati alla decadenza fisica? Mi sembra un po' prematuro, forse perchè io ho esattamente la loro età ...

-C.:Quando ho scritto Aspettando i barbari ero sulla trentina, e quell'età mi sembrava lontana. Ma rimane il fatto che gli uomini sulla cinquantina non sono attraenti per le giovani donne che loro invece trovano cosí attraenti.

-O.:Allora ho qualche motivo di credere che ci siano matematici che non capiscono bene l'esperienza femminile ..."

venerdì 14 dicembre 2007

Anziani D.O.C.

Nei precedenti post siamo ritornati più volte al tipo di stile di vita dell'anziano. Lo stile di vita incide fondamentalmente nei disagi psico-fisici; sopratutto negli anziani, anche indipendentemente da traumi che hanno incontrato durante tutto il loro percorso della vita, perfino nell'atroce esperienza dei lager (purchè non siano state inferte mutilazioni). In questo post, per merito di un'intervista ad un anziano di 92 anni abbiamo un'ulteriore testimonianza sulle presenti considerazioni. Fortunatamente, l'intervistato, nonostante di religione ebraica, riuscì ad evitare le più gravi conseguenze del nazi-fascismo, subendo però, essendo ebreo, un declassamento nel suo posto di lavoro...-La seguente intervista l'abbiamo cercata attraverso lavoro-salute-anziano ed è comparso il blog: http://www.sergiofalcone.blogspot.com blog appartenente all'intervistatore.
" "Gli Intellettuali sul lettino".
E Musatti disse:..."Sono un figlio felice del mio tempo".
Un'intervista inedita col "grande vecchio" della psicanalisi italiana,
incontrato nella sua casa di Milano, tre anni prima della sua scomparsa.
di Sergio Falcone
L’intervista inedita che pubblichiamo è l’ultima rilasciata da Cesare Musatti, “padre” della psicoanalisi italiana, prima della sua morte avvenuta il 20 marzo 1989. L’abitazione-studio di Cesare Musatti si trovava in via Sabbatini, in un quartiere medio-borghese alla periferia di Milano.
Lei, professor Musatti, in procinto di compiere 92 anni, che cosa consiglia al pensionato, all’anziano a riposo che è fuori di un ciclo di lavoro e di produzione?

"Come psicologo, dalla casistica offertami dai miei pazienti, ho motivo di ritenere che la pensione divenga l’anticamera della morte. Basta conservare qualche legame col vecchio lavoro e, quando questo è impossibile, inventarsi un secondo lavoro e un hobby in qualche modo remunerato. Faccio il mio esempio: rifiuto perfino la terminologia che mi riporta alla condizione di pensionato. Preferisco chiamare la mia pensione 'stipendio'. Ancora oggi dico in casa: 'Vado a ritirare lo stipendio'".

Lei lavora ancora: è un uomo attivo ed energico, capace di aiutare gli altri. Che cosa fa esattamente?

"Come psicologo e psicanalista, ricevo ancora i miei pazienti nel mio studio di Milano. Ma scrivo, soprattutto. Ho in lavorazione un libro che presto sarà pubblicato.
Ma in fabbrica non vado più. Alla Olivetti, soprattutto, non vado perché non mi piacque il modo in cui licenziarono alcuni operai. Me ne andai sbattendo la porta. Alla Olivetti di Ivrea, dipendevo dal 'Centro di psicologia'. Non ero altro che uno psicologo in fabbrica. Noi psicologi studiavamo il lavoro degli operai, le condizioni in cui questo lavoro si svolgeva, i problemi e le esigenze di carattere psicologico che nascevano nel corso del lavoro".

Per lei, professor Musatti, in che cosa consiste la felicità?

"La felicità risulta da un’armonia completa del proprio 'io' col mondo circostante. La felicità consiste nel realizzare se stessi nella società che ci circonda. Per esempio, sono assolutamente felice di vivere nella mia epoca, e non ho mai sognato o ipotizzato un’altra vita possibile al di fuori di questa. Sono un figlio felice del mio tempo"."....
...Il post continua nel blog http://sergiofalcone.blogspot.com