giovedì 7 maggio 2020
COVID-19: Appuntamento con lo stato di polizia sanitaria per epidemia
Seguendo i post del presente blog si evidenzia progressivamente un processo che conduce ad un inasprimento delle misure di sorveglianza, controllo e regolazione del comportamento verso quello comunemente partecipato, cioe per chi decide per tutti noi. Il tutto anche a danno della privacy. Dopo la caduta dell'Unione Sovietica vi è stato il via libera definitivo al suddetto processo che vedeva gia nei primi anni sessanta un'estensione della sorveglianza, controllo e regolazione comportamentale - S.C.R - tanto da far realizzare un film. Nel film si vede A.Sordi in veste di vigile che multa il sindaco per guida pericolosa e il sindaco cerca pretesti per rimuoverlo dall'incarico; da qui un geniale intreccio di episodi. (1) Nella realtà il vigile si chiamava I.Melone ed il sindaco era invece il questore C. Marzano il quale rimosse il vigile che lo multo'. Per evitare scandali si venne a rendere pubblico un fascicolo riservato di due parenti stretti, del vigile, per screditarli e denigrarli su fatti passati e recenti. Segui che un giornalista volle entrare nella vicenda riferendo che esistevano milioni di schede e fascicoli nei quali erano registrati gli orientamenti politici, le abitudini, le frequentazioni, le preferenze sessuali di altrettanti italiani. (2)
Alla fine degli anni sessanta (col '68) fino ai primi anni ottanta, con manifestazioni e attentati s'impone la Legge Reale; si viene fermati, spesso, per accertamenti, di giorno, di sera e di notte.
Dopo quasi due anni dalla caduta dell'Unione Sovietica (1991), si dichiara guerra all'Iraq, trascinando i paesi alleati e metterli in Stato di Guerra, con pertinenti e rigorose regole di sorveglianza sul territorio.
Nel 2001, con l' attentato alla Torri Gemelle, si segna un passo gigante nel suddetto processo S.C.R. a livello mondiale.
Si arriva poi al poliziotto di quartiere e i militari sulla sicurezza delle strade (pur continuando furti, scippi, violenze, stupri anche al centro cittadino; ad esempio a Roma con lo stupro a Colle Oppio - di fronte al Colosseo- e a quello a Villa Borghese).
Tutto ciò non è ancora sufficiente e nelle grandi manifestazioni pubbliche si arriva ad imporre perquisizioni corporali. Nonostante tutto, ciò non è sufficiente e cosi' arriva a dare una mano il COVID-19, con forte sospetto di essere stato eicavato da una manipolazione genetica: quindi siamo finalmente giunti all'ultima tappa del processo studiato e riportato nel presente blog. Si può digitare, sul rettangolino di ricerca in alto a destra, la voce: epidemie, polizia sanitaria, indignados e arrivano i nostri. Tutto quello che oggi vi sta direttamente coinvolgendo.
domenica 9 novembre 2014
Alexandrina da Costa, o della fede contro la dannazione medico ospedaliera
Il presente post continua da quello
immediatamente precedente “Il “Misterioso salto” dalla violenza carnale alla
violenza ospedaliera” e considera la seconda parte degli abusi e violenze
medico ospedaliere ai danni di Alexandrina da Costa la quale non poteva
scappare da tutto ciò in quanto rimasta paralizzata per tentare di fuggire da
una violenza carnale gettandosi dalla finestra.
Vedremo, in questa seconda parte, che nonostante i maltrattamenti,
umiliazioni, violazioni della privacy, soprusi e molto altro ancora riportato
nella prima parte il calvario medico
ospedaliero di Alexandrina non solo non finiva lì ma si inaspriva ancor più
negli anni a venire. Infatti, A. carica
di fede, volle vivere di solo ostia consacrata (Comunione); in sintesi
digiunava in modo assoluto a partire dal 27 Marzo 1942, così per oltre 13 anni. La sopravvivenza ad un tale eccezionale
digiuno non passò inosservata a persone influenti che deviarono una tale forza
della fede in un sospetto evento “soprannaturale” ed elaborarono una sentenza
ad hoc che provocò l’immediato intervento nel porre in sicurezza A. affinché
non fosse oggetto di continue visite per lo studio di tali straordinari fenomeni. Comunque, tutto ciò – calunnie, umiliazioni,
disprezzi etc.- creò diffidenza verso A. anche da parte di chi la stimava. A. fu privata del suo tutore P. Mariano Pinho
e con l’imposizione di consegnare tutte le lettere ricevute dal suo direttore
(altro abuso della privacy). In
seguito le fecero visita cinque persone e lei individuò tra questi un medico;
il loro interrogatorio fu fatto di frecciate.
Tutto ciò non era che il riferirsi nel rinchiuderla in ospedale per
osservazione dopo il 13° mese di assoluto digiuno. Infatti, il 27 marzo 1943 fu assoggettata ancora
a visite mediche che sopportò con rassegnazione e coraggio. Il 4 Giugno il
medico tutore e il confessore ordinario comunicarono e convinsero A. e la sua
famiglia al ricovero ospedaliero: sarebbe stata isolata per un mese in
osservazione. “Ella rispose
immediatamente di no! Ma si sentì subito per soggezione ad obbedienza
all’Arcivescovo, del suo direttore e medico curante e tutti coloro a lei
interessati . Costretta così ad
accettare A. avanzò le seguenti condizioni:
A) La Comunione quotidiana. B) Di essere sempre accompagnata da sua
sorella. C) Di non essere più sottoposta ad alcun esame perché andava per
osservazioni e non per esami.
Il 10 giugno partì per l’ospedale Foce del
Duro e fu per lei strazio la separazione:
“Il viaggio in ambulanza fu difficile, perché mi sembrava che il
cuore non reggesse..con le scosse dell’autolettiga mi sentivo afflitta..Giunti
all’ospedaletto della Foce, il dott. Gomes de Araùjo non permise che
l’autolettiga mi portasse fino alla porta, chiamò i pompieri affinchè
trasportassero la mia barella dopo avermi coperto il volto perché nessuno mi
vedesse. La salita delle scale mi costò un martirio perché mi portarono con la
testa all’ingiù. Mi scoprirono il volto
solo in camera..”
L’ingenuità di A. nel dettare le condizioni
affinché accettasse l’imposizione ospedaliera si rivelò tale non appena il suo
ingresso dove alla sorella fu assegnata un’altra camera contrariamente a quanto
aveva chiesto: “Come avrei potuto stare senza di lei,
abituata a muovermi quand’era necessario, e senza le sue buone parole che tanto
mi aiutavano a sopportare il doloroso calvario?
Mi avevano appena adagiata sul letto quando mia sorella Diolinda si
presentò alla porta con la valigia in cui avevamo la nostra biancheria. IL MEDICO NEL VEDERLA, GRIDO’ COME UN
FORSENNATO: “FUORI QUELLA VALIGIA!” Permise l’ingresso alla sorella solo la
prima notte e solo nello stretto tempo per far vedere all’infermiera come
voltare A. nel letto”. Rimasero a
vigilanza delle assistenti guardiane con l’ordine di vigilare su tutti i miei
movimenti. L’infermiera la fece
soffrire. “Il sabato venne il dott. E.
Gomes deAraùjo –Reale Accademia di Medicina di madrid- specialista in malattie
nervose e artritiche. La mia prostrazione era tale che non udii quando bussò
alla porta, sempre chiusa a chiave. Lo
udii solo quando, vicino al mio letto, sussurrava all’infermiera: “E’
spacciata, è spacciata”. Con ciò il
medico voleva intimorirla affinché non digiunasse e la riprese duramente per
questo motivo ed A. capì sentendosi profondamente ferita. Il medico tutore Azevedo la difende dicendo
ch’era là solo per le prove del suo digiuno e la normalità di mente niente più. Vi è la farsa del “cattivo”, Arajùjo e del
“buono” Azevedo. Dapprima adoperarono
toni duri contro il digiuno poi passarono alle buone. Ogni volta che il medico apriva la porta era
per A. un’angoscia. Il tempo passava col
succedersi scambiarsi delle infermiere secondo la volontà del medico con alcune
A. soffriva di più perché oltrepassavano i limiti dei loro doveri e diritti.
Alexandrina subì anche un altro medico, Alvaro che gli mandò una sua
sorella sorvegliante e fu il periodo peggiore.
La nuova sorella sorvegliante controllava perfino se la sorella di A.,
nel breve periodo di voltarla nel letto, le avesse lasciato qualcosa: “con la
scusa di non sentire freddo mi scopriva e poi mi ricopriva meticolosamente e
cercando” “..e A. apriva le braccia come di resa..Fu tolta tutta la biancheria
per essere ispezionata”. Rigore
“scientifico” per l’analisi sul digiuno durata 40 giorni e 40 notti.. Alexandrina fu portata in ospedale per
essere cavia sul suo fenomeno di sopravvivenza al digiuno di cui avevano
parlato anche i medici. La relazione del
suddetto medico ospedaliero Araùjo riguardo il trattamento di A. aveva per titolo “Notevole caso di astinenza ed anuria”
e si scrive che: “E’ per noi assolutamente certo che, durante quaranta giorni
di degenza, l’Ammalata non mangiò ne bevve: l’insieme delle cose osservate ci
porta a credere che tali enomeni possano venire da tempi precedenti. Non possiamo dubitarlo. Forse da tredici mesi secondo le informazioni
avute. Non sappiamo”. Il medico scambia la fede di A. come malattia
giudicandola per questo ammalata. Alexandrina era ridotta a cavia affinché si potesse
operare con regole sperimentali rigide per non inficiare la sperimentazione
stessa sul suo lungo digiuno che non le causava serie conseguenze se non la
morte stessa: una sfida alle certezze della medicina. Il suo medico tutore, che faceva la parte di
chi la difendeva ma che sosteneva la sperimentazione convincendola al ricovero
scrisse la sua relazione: “In questo
strano caso, vi sono particolari, i quali per la loro importanza fondamentale
di ordine biologico, come per la durata dell’astinenza dai liquidi e l’anuria,
ci lasciano perplessi, in attesa di una spiegazione che porti luce
necessaria”. La relazione di Azevedo
continua con il medico ospedaliero Alberto de Lima della facoltà di medicina di
Oporto – cioè aderente all’ospedale dove A. era già stata forzatamente
condotta-. Nella relazione entrambi i medici hanno il coraggio di asserire che
A. ricoverata all’ospedale Foce del Duro fu seguita da Gomes de Araùjo e sotto
la vigilanza giorno e notte di persone coscienziose e desiderose di scoprire la
verità e che la sua astinenza da solidi e liquidi fu assoluta durante tutto
quel tempo. Infatti, scoprirono bene le lenzuola per vedere se la sorella in
quel breve periodo che la visitava per voltarla nel letto non le avesse
lasciato cibo o acqua. Alexandrina fu
deportata in ospedale per malafede dei medici nei suoi confronti, sarebbe stato
sufficiente un controllo da assistenza domiciliare che avrebbe provocato meno
traumi e torture ma non sarebbe stato così professionale, specialistico, come
all’interno di un ospedale; vero e proprio panottico; che avrebbe comportato
prestigio di ricerca per la carriera dei medici di fronte ad un caso in cui il
lungo digiuno non comportava cambiamento di peso, di temperatura, di
respirazione, di tensione, del polso, del sangue, delle sue facoltà mentali e
che non implicava necessità naturali. Il
tutto viola le leggi della fisiologia e della biochimica non dando alcuna
spiegazione della sopravvivenza di questa che chiamano ammalata. Oltre tutto si confermano i molti
interrogatori e moltissime conversazioni per dimostrare l’ottima disposizione e
lucidità di spirito della cavia Alexandrina, e non lo si riporta per denunciare
il supplizio della degente ma come test psichiatrico per una tale
situazione. I medici ospedalieri
lasciano i resti, gli avanzi a coloro, che fido, li hanno serviti, i religiosi,
in merito a quel breve periodo di un venerdì alle ore quindici dove si
sospettano fenomeni mistici. L’attestato
è firmato in data 26 luglio 1943 e fu spedito ad un egregio professore dal
Reverendo P.Mariano Pinho – guarda caso quello che era stato “ingiustamente”
estromesso come tutore di Alexandrina e che ora ha un ruolo nel
prestigioso caso-. Così risponde il
suddetto egregio Innominato: “Nel restituire al mio amico reverendo e cliente
le copie delle relazioni mediche…Fu soprattutto come medico in nutrologia, e
non soltanto come cattolico, che trovai interessante ciò che avvenne nella
suddetta ammalata –condivide il ruolo di ammalata di A. piuttosto che inferma.
Ma ammalata di cosa? Di fede. A. ringraziò il medico Arajùo per la serietà con cui aveva svolto il suo compito, nel farla soffrire nell'ubbidienza ed anche perché è cosi che si pretende in tutti i luoghi di feroce dittatura (vedi filmato allegato al post). A. subì l’osservazione psichiatrica anche per appurare
se vi fossero segni d’isterismo. Per A.
vi fu una completa commissione d’indagine insospettatissima e competente che
l’osservò con rigorosa vigilanza. Alexandrina si aggiunge a tutte le altre
figure di sante. beati, guru etc. riprese nei rispettivi post del presente blog
che subirono il trattamento medico ospedaliero ed a cui si difesero con la fede
sopportando fino allo strazio gli abusi, sopraffazioni, umiliazioni, inganni e tutto ciò che può
rendere l’idea di luoghi malevoli (in termine religioso malefici) resi necessari perfino per ciò che vi è di più
naturale come la gravidanza –oggi monitorata per giustificare i farmaci che
serrano chimicamente l’utero- e il parto –cesareo di regola- tanto che una
donna incinta o partoriente che non si voglia mettere in sicurezza medico
ospedaliera può sospettarsi potenziale infanticida.
martedì 28 ottobre 2014
Il “Misterioso Salto” dalla Violenza Carnale e Violenza Medico Ospedaliera
La finestra dove è saltata Alexadrina per evitare la violenza carnale
Abbiamo già riportato e discusso la
violazione della Costituzione, almeno quella Italiana oltre a tutti i possibili
abusi e nefandezze varie degli ospedali.
Parlando di Costituzione non si può non andare alla sua sorgente
costituita per gran parte dai partigiani.
Vedremo in questo post vicende da salti dalla finestra per la libertà
per i diritti e dignità a costo della morte e della paralisi. L’anno scorso un noto partigiano e regista,
che aveva combattuto per non sottostare alla dittatura, seriamente limitato nei
suoi movimenti da un incidente, fa il suo ultimo coraggioso gesto di libertà
nel buttarsi dalla finestra evitando di ritornare in ospedale. Diversi mesi
prima ad un suo collega, altrettanto noto regista, non riuscì di gettarsi dalla finestra prima del
suo ingresso all’ospedale (S. Giovanni-Roma) e dovette farlo all’interno di
questi squallidi luoghi. Un giorno,
all’istituto d’arte drammatica di Roma “Duse” dopo un saggio basato sulla
resistenza francese fu chiesto ad un noto partigiano lì presente se ricordava
le sofferenze delle torture subite durante gli interrogatori. Il partigiano rispose che la paura peggiore
non erano le torture in generale, quale ad esempio lo strappo delle unghie che
comporta un dolore intenso e continuo, ma, in particolare, quando ti rompevano
le ossa perché così paralizzato non potevi riuscire a scappare, evadere. Il partigiano continuò a parlare e portò come
esempio una sua evasione con esito positivo.
Condotto da prigioniero in un istituto per lavoro forzato di pulizia
notò che la serratura della finestra era difettosa e poteva essere aperta; non
appena colui che doveva vigilarlo si allontanò fu un’occasione immediata, tanto
immediata da non tener conto dell’altezza della finestra dal suolo né di dove
si trovasse la sentinella sulla strada sottostante – in ognuno di questi casi
ne sarebbe uscito morto -: riuscì ad aprirla e a buttarsi giù da un secondo
piano rialzato e proprio mentre la sentinella era distante e di spalle corse
via guadagnando la libertà.
Sfortunata, invece, fu Alexandrina la quale fuggendo da un tentativo di
violenza carnale si buttò giù da una finestra posta al secondo piano rialzato, infatti,
per lei non vi fu libertà, nemmeno nella morte ma proprio in ciò che era temuto
dai partigiani: la rottura delle ossa che, oltretutto, la rese paralitica per
tutta la vita tanto da non poterla poi far “evadere” dalle visite mediche e
soprattutto dagli ospedali che subì per le loro nefandezze e violenze. Un destino simmetrico anche riguardo a Carmela CIrella che non potendosi buttare dalla finestra prima della violenza carnale
da parte di chi credeva suoi amici vi si buttò dopo aver subito l’internamento
ospedaliero; pertanto subì entrambe le violenze, carnale e ospedaliera ma ebbe
poi la…“fortuna” di trovarsi al settimo piano e trovare la…“libertà” nella
morte.
Alexadrina visse proprio durante la seconda guerra mondiale (ed anche
una decina d’anni dopo) ma pur non subendo la guerra subì non da meno di un partigiano
catturato ed in più continuò anche dopo in una sofferenza, violenza, senza o
quasi tregua. Grazie al prezioso documento sulla storia di
Alexandrina si può far luce sui sentimenti di chi subisce la demenzialità medico specialistica e la chiusura nei loro istituti ospedalieri a fare da cavia, come
fu Alexandrina.
Alexandrina era ispirata a Fatima e nel 1928, già inferma, chiese di
essere aiutata ad andarci ma i religiosi, confidando più sui suggerimenti
medici che sulla fede, glielo impedirono –alo stesso modo di come lo impedirono
ad un frate malato deviandolo in ospedale dove peggiorò e morì. Circa dieci anni dopo i religiosi assieme ai
medici costrinsero Alexandrina a partire per l’ospedale di Oporto per analisi
approfondite e a lei non rimase che porre in evidenza l’ingiustizia e la contraddittorietà
nell’avergli negato il viaggio a Fatima quando non stava così male e il
pretendere ora, in uno stato peggiore, il viaggio all’ospedale di Oporto.
Agli esami dei teologi A. dovette subire quelli medici per lei assai
dolorosi perché, come riferisce, lasciavano il suo corpo in misero stato: “Mi
pareva di andare di tribunale in tribunale per essere giudicata, come se avessi
compiuti i peggiori crimini”. “Quanto mi
costava vederli entrare in camera mia e, dopo di avermi esaminata e interrogata,
il saperli riuniti in altra sala per discutere il mio caso, lasciando me sotto
il peso della maggior umiliazione! Mi
pare che neppur il eggior crimnale sarà giudicato con più minuziosità… Ricordo
che mentre il direttore mi parlava della venuta di alcuni medici provai un
grande tormento… Mancavano proprio i medici per completare il mio
calvario! Alcuni di loro furono come
carnefici sul mio cammino”.
Il 6 dic. 1938 fu messa in ambulanza per Oporto e fu un viaggio
dolorosissimo per tutte le tre ore e mezza.
Ella fa presente che una volta arrivata all’ istituto figlie di maria
Immacolata vene il medico Peceguiro e fu solo per aumentare i suoi dolori.
Anche il ritorno fu doloroso. Con gli
esami dei medici e dei teologi il suo caso fu diffuso al popolo aumentando il
suo martirio; contro il desiderio della privacy.
Il dottor Araujo esaminò scrupolosamente
Alexandrina partendo dai dati dell’archivio medico familiare. All’epoca, chiaramente, non vi erano i
computer per archiviare una gran mole di dati iatro-genealogici eppure si
riporta l’assenza di alcolizzati né anormali; qualche canceroso e
tubercolotico; tutti attivi di temperamento nervoso e franco; di buoni costumi,
buona gente. Pensate ora alla vertiginosa
mole di dati individuali e genealogici provenienti da qualsiasi ambito pubblico
e privato di un individuo nei nostri giorni: dal profilo
psicologico-psichiatrico, comportamentale dall’asilo all’università, dal lavoro
(o disoccupazione) all’età della pensione.
Ella fu interrogata da sacerdoti che pubblicarono tutto violando la
privacy. Diversi giorni dopo, 26 dic. 1938, A. fu
visitata dall’eminente psichiatra Elisio Moura che la trattò crudelmente: “Mi
trattò crudelmente, volendomi mettere a sedere su una sedia con tutta la
violenza di cui fu capace. Non potendo
ottenere, mi buttò come corpo morto sul letto, tentando su di me una ginnastica
che mi fece soffrire orribilmente; poi mi turò la bocca, mi rigirò parecchie
volte sul letto con rudezza facendomi battere col capo contro il muro. Il
medico accortosi che stavo per svenire, mi diede uno schiaffò e mi gridò: “Mia
Giovanina, non perdere i sensi!”.
“Scoppiai a piangere..gli perdonai tutto in vista della serietà del suo
esame”. Tentò di ipnotizzarla e di prenderla anche con le buone maniere ma
fallendo divenne ancora più deciso vedendola infastidita e “si buttò nervoso su
di lei,e quasi per chiuderla in una
morsa, assicurò le ginocchia sotto il ferro del letto,e cercò con le mani di
aggrapparsi al ferro della sponda opposta, ma per quanto sforzo facesse per
tenere ferma l’ammalata, non vi riuscì”. Si congedò con queste parole: “Ciao,
Alessandrina, e prega anche per me”.
Agli esami dei teologi A. dovette subire quelli medici per lei assai
dolorosi perché, come riferisce, lasciavano il suo corpo in misero stato: “Mi
pareva di andare di tribunale in tribunale per essere giudicata, come se avessi
compiuti i peggiori crimini”. “Quanto mi
costava vederli entrare in camera mia e, dopo di avermi esaminata e
interrogata, il saperli riuniti in altra sala per discutere il mio caso,
lasciando me sotto il peso della maggior umiliazione! Mi pare che neppur il peggiore criminale sarà
giudicato con più minuziosità… Ricordo che mentre il direttore mi parlava della
venuta di alcuni medici provai un grande tormento… Mancavano proprio i medici
per completare il mio calvario! Alcuni
di loro furono come carnefici sul mio cammino”.
Nonostante tutto questa è solo la prima parte del calvario medico
ospedaliero imposto ad Alexandrina vedremo fra uno o due post la seconda parte
di questo martirio dove A. sarà ancor più vera e propria cavia nel dominio
medico ospedaliero.
sabato 23 agosto 2014
Medicina Nazista e Medicina di altre Nazioni: un confronto. Cavie umane - animali
A Giugno si è svolto al Senato un convegno sulla resistenza e sulla liberazione. Alle porte dei settantanni dalla liberazione si è voluto mantenere la memoria, per non obliare gli orrori. Non ci è stato consentito poter partecipare al convegno, ma anche qui vorremmo aggiungere qualcosa su quanto detto e/o non detto dai relatori.
“Su 90.000 medici in servizio in Germania circa 350 hanno commesso crimini medici mentre gli altri non hanno differito da quelli di altre nazioni”.
Abbiamo già scritto sulle cavie umane e recentemente diversi post sono stati dedicati alla legge 578/93 approvata dal Parlamento ed in via di conferma al Senato che dà via libera nel disporre di cavie umane da vivisezionare e/o espiantargli gli organi per trapianti. In questi post abbiamo tracciato un profilo tra suddetta legge e la medicina nazista, che considerava una morte cerebrale che consentiva di far cessare tutte le altre le altre sane funzioni fisiologiche – praticamente era eutanasia o pena di morte al pari della morte cerebrale per coma detto irreversibile -. In generale ci si chiede la differenza tra la medicina nazista e tutte le altre. Infatti, mentre in Germania si consumavano i crimini medici non da meno avveniva nelle altre nazioni e paradossalmente ciò è emerso proprio nei luoghi di pena --abbiamo spesso abbinato la similitudine tra prigioni e ospedali — costituendosi più trasparenti degli ospedali, probabilmente si riteneva normale e non aberrante il fatto di avvalersi del carcerato per fargli espiare la colpa con ciò che ritenevano un “progresso” per la ricerca medica. Ad esempio, dal 1942 al 1945, n U.S.A. furono fatti cavie dodici condannati a morte per esperimenti sul hascisc. Più precisamente, a New York, il comitato di lotta contro la droga presieduto dal sindaco di questa città sperimentava l’effetto dell Hascisc su 72 detenuti U.S.A.
Così proseguendo, nel 1945, congedato il nazismo – in via del processo di Norimberga -- già nella rivista Life (4-6-1945) si leggeva che in 3 tipi di istituti penali U.S.A. si servivano di prigionieri per farne cavie in medicina. Precisamente, nella Prigione Federale di Atlanta e dell’Illinois, così anche per gli istituti di correzione del New Jersey: 800 prigionieri “offerti” volontari cavie per inoculazione dei germi della malaria senza ricavarne vantaggi ne riduzione della pena. Ogni prigioniero, nell’Illinois, firmava a responsabilità propria dei rischi facendo svincolare da tali responsabilità l’Università di Chicago e facendo presente di non aver avuto nessuna costrizione, mentre nelle prigioni federali vi erano compensi (ad esempio consistevano in 100-150 dollari, cioè 50 prima del trattamento e cento un anno dopo – quindi se riusciva a sopravvivere-): “E sconosciuto il loro grado di tossicità, tuttavia non utilizzeremo alcun farmaco che abbia rivelato una seria tossicità in sede di sperimentazione su animali”.
In Turchia fu fatta ricerca vivisettoria sul tifo contagiando con bacilli di tifo i condannati a morte. Ora possiamo pensare il motivo per cui la pena di morte trovasse difficoltà ad essere abolita anche in paesi democratici e dichiaratisi civilmente morali. Il carcerato Keanu, condannato a morte nelle Hawai, scelse di fare da cavia facendosi contagiare la lebbra per non essere ucciso… Morì di lebbra. Sempre negli U.S.A. Goldberger promise ai detenuti la libertà in cambio di far da cavie per inoculazione della pellagra. A Manila fu permesso all’Americano Strong di contagiare 900 condannati a morte di bacilli della peste per fare da cavie; risulterebbe che non fecero morti ma erano pur sempre bacilli vivi e comunque le 900 cavie umane contrassero la peste . Sempre a Manila, l’Istituto di Worcester sperimentava nuovi farmaci su detenuti nelle prigioni di Bilibid. Alcuni scienziati U.S.A. eseguirono diversi esperimenti su indigeni delle isole del Pacifico e sui Coolies, sui quali il dottor Reed sperimentò la febbre gialla; si conta un morto cavia della sperimentazione del dottor Strong del beri-beri nelle Filippine – malattia non presente in quella nazione. Inghilterra e Francia usavano negri come cavie per esperimenti sul sonno. La Francia autorizzò anche ricerche vivisettorie su esseri umani consistenti nel contagiarli della sifilide e gonorrea. Tra i medici carnefici troviamo nomi di prestigio quale Adler, premiato dalla Società Reale dì igiene e malattie tropicali, il quale ha infettato con il Kala-Azar cinque persone ammalate di cancro ed in seguito morte. Cavie umane vi furono anche tramite Heimann, Heibrunn, Gungann i quali somministrarono penicillina per via intracerebrale a tre paralitici morti in seguito al trattamento. Ancora, negli U.S.A. Vie e Stocks hanno inoculato l’epatite virale in 250 persone per studiare l’acqua come veicolo del virus. Esperimenti anche su cavie umane in Messico da Otero, in Indocina dal direttore dell’Istituto Pastesur Yersin, in Algeri da Sergent, in Turchia da Hamadi ed in Polonia da Sparrow e quasi tutti da individui incolti. Molto probabilmente ora sappiamo che quando ai ricoverati in ospedale si chiede il titolo di studio uno dei motivi può essere questo. Infine, furono inoculati di streptococchi 25 detenuti U.S.A. In quest’ultimo esperimento le cavie umane furono giustificate dal fatto che in molti paesi lo si era sperimentato così in reparti pediatrici perché non era possibile sperimentare sugli animali. Il basare la vivisezione come una sorta di garanzia per poter sperimentare sugli umani era considerato entro dei limiti. Sperimentare sugli umani non era reato a queste condizioni: se con il consenso della cavia umana; se era necessario ed irrealizzabile in altro modo; se preceduto da vivisezione animale e studio approfondito della malattia; se scevro da sofferenza fisica e morale non necessaria; se vi è qualche motivo di credere che comporti invalidità o morte; i rischi non devono superare il valore umanitario della soluzione ricercata; lo sperimentatore deve essere qualificato; la cavia umana deve poter interrompere volontariamente l’esperimento; il vivisettore deve essere pronto ad interrompere l’esperimento in caso di pericolo.
Questi limiti chiaramente sono ad arbitrio di chi decide la necessità,
la validità della vivisezione etc.. nonché decide anche per la cavia. Insomma, sono limiti fatti da chi è
qualificato in tali pratiche, cioè lo sperimentatore vivisettore, infatti non
vi sono limiti agli errori, ai danni e ai fallimenti della vivisezione. Dopo questa indagine sugli errori, abusi e
orrori sulle cavie umane per non ricavarne successo che nei limiti della
sperimentazione vivisettoria stessa .-durante il processo di Norimberga un
imputato fisiologo si giustificò dicendo che: “Noi fisiologi abbiamo sempre
condotto i nostri esperimenti sugli animali..ed i risultati sono sempre stati
soddisfacenti”- E’ chiaro che i successi
sono laddove si può manipolare come si vuole la cavia e, oltre tutto, a
simulare grosso modo una malattia che non corrisponde ai tempi e allo sviluppo
della stessa in natura. La ricerca
sui fallimenti, danni ed errori delle pratiche vivisettorie oltre a quelle
naziste, denunciate nel processo di Norimberga contro le altre nazioni, continuò e continua tuttora amplificando il
numero dei fallimenti e danni vivisettori fino a confermare l’inutilità e
dannosità della pratica vivisettoria, ma
l’enorme numero di fallimenti e danni vivisettori non è incluso nei limiti
della sperimentazione vivisettoria per farla cessare e così contribuire verso
altri metodi, questo progresso è finora bloccato o almeno limitato dalla ricerca
vivisettoria: anche il nazismo ha avuto dei limiti, invece la vivisezione
continua, non ha limiti è fuori etica, l’unico suo scopo è facilitare il consenso a passare a cavie umane con conseguente
fallimento.
sabato 9 agosto 2014
La Psicanalisi Nuda alle Videocamere. Dalla Mitobiografia alla video-profilassi-DNA.
La suora paramedico ospedaliera: Interpretazione del sogno
La sicurezza si fa pagare... le tasse
Rileggendo un vecchio articolo di
una nota psicanalista junghiana si legge sulla mitobiografia di Ernst Bernhard
– fondatore della scuola di psicologia analitica,
e di un suo sogno, ma in
particolare emerge L’esprit, cet inconnu, di J.Charon. Protagonisti principale di quest’opera sono
gli elettroni, visti con proprietà di intelligenza universale presente
dall’inizio della creazione. Elettroni
che interagiscono, sembrano muoversi in un frenetica danza e dialogare fra
loro; sono una enorme biblioteca a disposizione di chi sa ascoltarli,
leggerli. Quindi, una sorta di archivio
dove tutto è registrato di ogni individuo fin dal suo minimo gesto. E' qui che
sorge la perplessità dello psicanalista, che scrive: “certo può darmi fastidio
l’idea che ogni elettrone del mio corpo registri per tutta l’eternità tutti i
miei pensieri e sentimenti….” . Si
può comprendere tale perplessità alleggerirsi di fronte ad un elemento che non
giudica e che accumula informazione di per sé ma ciò ribalta in inquietudine se
vi fosse un apparecchio di lettura del contenuto degli elettroni e, all’epoca
dello scritto della psicanalista non vi erano seminate videocamere e satellite
vagante accumulante informazioni per potenze di dieci. Anche le ricerche sul contenuto del DNA non
erano così inasprite da creare una banca dati biologici per ogni individuo
sulla Terra come attualmente.
L’elettricità deriva da elettrone, cioè particelle in movimento, che attivano un apparecchio quale il computer,
che immagazzina dati di vertiginoso numero assieme ad altrettanta velocità. Quindi oggi è possibile, ed è gia iniziato da
qualche decennio, quanto ipotizzato da
Charon e temuto dai non pochi studiosi e scrittori – fin dall’inizio del ‘900
(da Orwell, Foucault, Illich, Feyerabend, Huxley, Ortega y gasset etc.. -- su
tale abuso sull’umanità sotto l’inganno di false promesse di sconfitta delle
innumerevoli malattie incurabili. Nella
peggiore dittatura vi è sempre l’esigenza di rendere ogni cittadino trasparente
anche di fronte alle istituzioni, ospedali, scuole, carceri etc. che diventano sempre
più coatte e torbide. Si espone così il
cittadino a chiunque, con un minimo di autorità, conoscenze altolocate e di qualifica
volta a entrare nei suoi “file” attraverso codice internet ed in pochissimi
secondi avere tutto il suo quadro
proveniente da ogni ambito abbia avuto a che fare, direttamente o
indirettamente: dal Ministero della Pubblica Istruzione per il suo profilo
scolastico fino all’Università; dal Ministero della Sanità per il suo profilo
psicologico e di malattie già avuto e quelle ipotizzabili da lettura del DNA,
personale o dei suoi parenti: dal Ministero dell’Interno, per il suo profilo
sulla condotta; e da tutti gli altri Ministeri nonché da banche, agenzie
assicurative, condominio e immobiliari etc.
Un caleidoscopio anche di
“talloni d’Achille” a disposizione anche delle finalità più immorali. Si pensi ad esempio ad una bio-valutazione
per assicurazioni se non per scelta di trapianto d’organi: un rene, fegato,
cuore etc. valutati anche da DNA in funzione pari ad un vino D.O.C.. L’umanità alla stregua di bestie da zootecnia.
Tutto questo trova il fulcro negli ospedali.
Intervista a I.G.:
H.C.: Lei ha fatto indagini su come si viene oggi ad essere monitorati;
perché la gente permette questo? Non è una risoluzione per la “sicurezza” da
ragazzini di quinta elementare o prima media se non demenziale?
I.G.: Non ho fatto indagini, ho solo dedotto cosa accadeva attorno a me
in base a quanto oggi scrivono Rodotà e Paissan. Anche questi autori non hanno scritto quanto
la gente non sia infastidita da videocamere che, oltre tutto, li registra.
H.C.: Ma, chiunque potrebbe infastidirsi se venisse registrato, magari in
un momento di gesto spontaneo, dislocato
dal suo stato vigile o in un atteggiamento intimo etc…
I.G.: La videocamera è vista come
un oggetto, passivo. Se dovessimo farla “incarnare”, imitando una videocamera e stare lì fermi a osservare,
anche senza registrare, la gente sarebbe moltissimo infastidita della nostra presenza
fisica, dell’osservatore; così anche la sicurezza verrebbe allarmata,
nonostante il ruolo passivo dell’osservatore che, tuttavia potrebbe rendere
consapevoli del ruolo delle videocamere e di chi vi è dietro. Più difficile è il rendere consapevoli,
di qualcosa di più grave, quale di cosa significhi leggere il profilo su DNA,
che fa sorridere alla suddetta perplessità della psicanalista sull’elettrone.
Insomma, in uno stato
dittatoriale vige il senso unico dell’obbligo di trasparenza del cittadino al
quale poco o nulla, a sua volta, gli traspare delle istituzioni.
venerdì 25 luglio 2014
LA GRAZIA A LOURDES E LA DISGRAZIA OSPEDALIERA RISVEGLIO DA COMA IRREVERSIBILE VEDOVA CORAGGIO
Nei precedenti post abbiamo approfondito la
questione sulla morte cerebrale inventata per opportunità di ricerca
–vivisettoria-e trapianti d’organi, ora daremo uno dei non pochi esempi di come
il coma diagnosticato profondo o irreversibile non sia morte. L’esempio è quello riferito a don Vittorio
Mazzuchelli, sacerdote dell’Istituto Cristo Re Sommo Sacerdote, il quale aveva
già espresso il desiderio di visitare Lourdes prima del grave incidente che lo
investì il 16 gennaio 2006. L’incidente
automobilistico (contro un camion-TIR venutogli addosso) gli causò un coma
profondo – morte cerebrale-, di livello tale che i medici, dell’ospedale di
Rifredi, a Firenze, lo avevano dato per spacciato; perfino i liquidi del suo
corpo si erano trasformati in sali. Dopo
una lunga e angosciante attesa di amici e parenti durata un mese il sacerdote,
dato già per morto fin dall’inizio dai medici, si risveglia inaspettatamente
pur con limiti neurologici. Alla fine
per don Mazzuchelli ci fu solo il limite di una frattura multipla e frantumata
del ginocchio che lo vincolava su una sedia a rotelle con forte sofferenza e
dolori, poi alleviati e risolti con la visita a Lourdes. Di tutt’altra sorte la vicenda del
cappuccino Giacomo Filon, del convento di Udine e seguace di Francesco d’Assisi
e oggi molto venerato a Lourdes: il funerale del cappuccino fu il 23 luglio
1948 e la cui causa di beatificazione iniziò nel 1984, al culmine della sua
vicenda tenuta nascosta. Al cappuccino
Filon fu diagnosticata una encefalite letargica e gli fu negato il viaggio a
Lourdes per la sua salute fragile. Filon
non si dette per vinto e riuscì ad avere il consenso dall’Unitalsi
udinese. Il viaggio a Lourdes fu il 21
luglio 1948 e dopo ben 35 ore di viaggio in treno alle 16, arrivato a Lourdes
sembrò non aver accusato nulla di quanto previsto da medici e religiosi tanto
che chiese subito di andare alla grotta, ma per i medici era sconsigliato e i
religiosi, ripetendo a pappagallo – tenendo più conto dell’opinione medica che
della fede del francescano- non
indugiarono nel deviarlo all’ospedale Asile.
Giunto all’ospedale fu visitato e il medico non trovò nulla di preoccupante
tanto che riusciva a cantare il Magnificat.
Ma in ospedale si aggravò tanto da arrivare all’estrema unzione e a alle
23 era già cadavere. Ciò viene
giustificato con il mancato incontro alla grotta, nell’affrettare i tempi della
morte. Un fatto strano è che la notizia
non fu diffusa più di tanto: G.Filon fu seppellito in un angolo del cimitero
dei pellegrini sotto una mera sigla, quale S35.
E’ solo grazie ad una vedova coraggiosa che il cappuccino riacquisì il
suo nome assieme alla vicenda che si voleva entrambi tenere nascosti.
Vicende queste che vedono chi beneficiato della grazia di trovare
persone rispettose del suo volere fino a non abboccare alla falsa diagnosi di
morte da coma irreversibile – o cerebrale o altra invenzione di morte che sia –
e continuando a vivere senza così ritrovarsi cadavere all’obitorio, magari
smontato a pezzi per didattica studentesca o ricerche vivisettorie oppure per
trapianti e fatto passare per benefattore…del potere medico stesso. E, dall’altra, chi si è visto negare la sua
volontà e della grazia, deviato in disgrazia ospedaliera. Stessa sorte, come già discusso nei
precedenti post, per la veggente di Fatima, Giacinta, la quale fu ricoverata
contro la sua volontà e fatta cavia in ospedale, per i medici l’operazione fu
un successo, e dopo nove giorni di agonia tra atroci sofferenze per le
medicazioni morì. Perseguitata più
volte dai medici ospedalieri fu anche Bernadette, dove anche rinchiusa in
clausura si vide le suore aprire alla ripetuta visita di commissioni mediche
ospedaliere per indagare sulla sua salute mentale, di visionaria. La veggente poi morì tra umiliazioni a soli
trentasette anni. Ricordiamo anche
Letizia Cirolli, diagnosticata con tumore terminale con breve attesa di vita,
della quale fu rispettata dai genitori la sua volontà di rifiutare il tentativo
di “cura” con ricovero agli squallidi ospedali. Cirolli ebbe una grave crisi
dopo la visita a Lourdes ma continuò a rigettare l’internamento all’infame
ospedale e guarì completamente subito dopo; quasi premiata nel riscattare la
negata volontà della suddetta veggente di Fatima.
Più che beatificare tali martiri occorrerebbe premiare gente come la
suddetta coraggiosa vedova così chi non
cadde nell’inganno della diagnosi di morte da coma cosiddetto irreversibile, ed
anche madre coraggio, Cirolli, che rispettò il volere della figlia e ne fu già
premiata.
venerdì 18 luglio 2014
Legge 578/93 Morte Cerebrale: Passata al Senato la Morte Cerebrale di Hitler e Medici Tedeschi
Riportiamo qui di seguito quanto inviatoci da un lettore:
Testo Unificato (PDL C100, C702, C1250) approvato, Senato DDL 1534 – Norme in materia di disposizioni del proprio corpo e tessuti post mortem (cerebrale) a fini di studi e ricerca . La Vivisezione umana, pende come spada di Damocle per l'utilizzo di persone in coma per due anni nelle università ed ospedali. Due audizioni a noi riservate in Commissione Affari Sociali nel 2005 e 2011 hanno rallentato l'iter, ma come l'idra risorge.
L'Italia vuol far cassa rendendo i suoi cittadini cavie al servizio d'altri, per ripianare il debito pubblico? In questa logica ecco il Primo illegale trapianto di cellule staminali cerebraliprelevate da un feto per un paziente affetto da sclerosi multipla (Sla). La Legge 91/99 art. 3 vieta l'uso del cervello e delle gonadi. Fanno le leggi che poi disattendono.
La morte cerebrale è stata invezione di Hitler e dei medici tedeschi. Infatti, nei casi di follia giudicati irrecuperabili il cervello non rispondeva più alla volontà, alla coscienza, quindi il paziente era praticamente giudicato cerebralmente morto. riportiamo parte di quanto già scritto in merito:
https://www.blogger.com/blogger.g?blogID=4717969834976445781#editor/target=post;postID=1037259966869310646;onPublishedMenu=posts;onClosedMenu=posts;postNum=2;src=postname
https://www.blogger.com/blogger.g?blogID=4717969834976445781#editor/target=post;postID=1037259966869310646;onPublishedMenu=posts;onClosedMenu=posts;postNum=2;src=postname
"Il Nazismo non ebbe da faticare per eliminare in massa chi reputato non in grado di intendere e di volere fino al fallimento della cura nel “recupero” di tali capacità. Infatti, per i “pazzi irrecuperabili” vi era l’eutanasia, vista come opera di salute pubblica e rigorosamente applicata nei casi mentali particolarmente gravi o di totale pazzia. Per prevenire contestazioni morali ed etiche si dichiarava il riconoscimento di non sopprimere per scopi opportunistici quali, ad esempio quelli rivolti ai casi di vittime di gravi malattie o di incidenti anche se conservavano solo le funzioni vitali fino a non essere in qualche modo utili alla nazione. Comunque l’invenzione di morte cerebrale, assieme al vedere casi di assenza di coscienza non è idea di oggi attraverso gli espianti d’organo, bensì di chi dichiarò di pensare di pazzi, che non avevano neppure coscienza di se stessi come uomini, da giudicarsi già praticamente dei morti: “Io penso che dei pazzi che non hanno neppure coscienza di se stessi come uomini sono già praticamente dei morti”. Se non hanno coscienza come uomini tutto il resto degli animali è ufficialmente –cartesianamente- macchina. Con questa dichiarazione, sostenuta dai medici tedeschi, nel 1939, Hitler estendeva l’eutanasia sterminando gli alienati e tutti gli altri ritenuti improduttivi: vecchi, invalidi, “anormali” etc.. Essi erano concepiti peso morto. Lo sterminio dei pazzi irrecuperabili – morte cerebrale- attraverso ospedali per l’”eutanasia” era definito dall'operazione T4, compresa la sua segretezza -benché sembra che vi fu qualcuno che si accorse di quello che realmente si faceva, soprattutto i parenti delle vittime. Comunque, i parenti erano a priori esclusi da ogni decisione perché non medici, quindi non conoscendo la medicina non potevano giudicare il caso, quando era il caso di sopprimere. L’esecuzione della T4 era basata sul giudizio di 3 istituti, cosiddetti, di carità e da un collegio di medici -per l’eutanasia, considerata opera umanitaria: “assassinio umanitario”.
Insomma dietro al giudizio di “morte cerebrale” si diagnostica l’incapacità di intendere e di volere e di assenza di coscienza e si concepisce, di conseguenza, l’eventuale più o meno accenno di attività motoria (del malato in coma all’atto dell’operazione chirurgica dell’espianto e, dall’altra, dei pazzi che urlavano e si divincolano disordinatamente al momento di entrare nei camion nazisti diretti all’ospedale per l’eutanasia) come riflesso meramente nervoso piuttosto che tentativo di comunicare qualcosa del loro stato di coscienza. Limitarsi a giudicare come riflesso condizionato proviene da tutta una corrente riduttiva che si avvale della vivisezione. La vivisezione a sua volta si avvale dell’eliminazione delle componenti psichiche, dapprima, in generale, sugli animali che vengono trasposti poi all’uomo come nel caso di entrambe le “morti cerebrali” – da coma e da follia-".
Non era difficile vedere un cosiddetto pazzo come irrecuperabile alla stessa stregua di come oggi non è così difficile far passare un malato in coma come irreversibile; di pezzi di ricambio al Terzo Mondo ce ne sono già in abbondanza e l'Italia ne ha già fatto uso negli ospedali (ad esempio l'ospedale Bambin Gesù).
Ricordiamo la fioraia del cimitero dov'era seppellito E.Malatesta fu fatta passare per pazza una volta che i Nazisti si accorsero che i fiori sulla tomba di Malatesta erano disposti come a seguire un codice segreto usato dalla resistenza. Non abbiamo visto la cartella clinica della fioraia ma è certo che non fu difficile esasperargli la situazione nel farla scivolare in una diagnosi di pazzia irreversibile e farla fuori (in ospedale, molto più facilmente ed "eticamente" di una prigionia di lager o di una via Tasso): Il maestro (anarchico) Mastrogiovanni è l'esempio di un'attuale dittatura che non ha nulla da invidiare al Nazismo. Così, tutti quei genitori che si sono visti vivisezionare i figli in coma cosiddetto irreversibile -morte cerebrale!- contro la propria volontà. Per non parlare della Carta d'Identità ormai in via di equiparazione ad un "passaporto sanitario" pari a quello dello stato di Epidemia: la più infame dittatura, quella della polizia sanitaria.
Hanno accusato B.Grillo di inneggiare a Hitler, gli stessi che oggi hanno promosso la legge per la morte cerebrale hitleriana per eccellenza. E i grillini (M5S) abbozzano fessamente, stanno a guardare i bei tempi dello tsunami, cullati dal CRI CRI. in un dolce riposo....irreversibile? In effetti, già alcuni organi del "grillo" stanno trapiantati partiticamente un po di qui un po di là.
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