giovedì 4 giugno 2020

Coronavirus: il virus spacca virologi, 2°parte. Montagnier vs Fisv




Da una parte virologi del livello di Montagner, il quale asserisce che il
 nuovo coronavirus, Covid19, è stato tratto dal laboratorio con manipolazione genetica; dall'altra troviamo gli "spontaneisti" che dichiarano che il virus si è spostato dall'animale all'uomo per vie spontanee ed accusano la controparte di non avere prove.  Del resto anche le tesi degli "spontaneisti" non sono che opinioni se consideriamo l'elevata non linearità della complessità genetica che impedisce di risalire all' origine o condizioni iniziali dato un mutamento o manipolazione che siano.  In sintesi, il dibattito non cesserà mai su questioni di cui non sappiamo e pretendiamo di restringere forzatamente con metodi riduttivo meccanicistici che tentano di conformare il sistema " linearizzandolo". Comunque si continua a sperimentare così come si gioca a "mosca cieca": abbiamo già riportato due dei non pochi esempi di creazione involontaria, di laboratorio genetico vivisettorio, di virus terribilmente mortali.
Tutto ciò ricorda la diatriba tra contagionisti e non-contagionisti sulla lebbra di decenni fa, soprattutto in Brasile.  Vi fu chi credette che la lebbra non era contagiosa perche non contagiava gli animali vivisezionati tanto che il vivisettore Danielssen provò cio' su se stesso, inoculandosi piccoli tubercoli febbriferi con la sola conseguenza parziale di linfagite septica;  lo imitarono venti suoi allievi.  Ma quando fu sperimentato su un carcerato la lebbra gli comparve dopo due anni.  Hansen e Kobner tentarono di contagiare una gran varietà di specie animali, dai pesci ai gatti fino alle scimmie.  Marchoux (Ist. Pasteur di Parigi) lo tento' sui topi; cosi' Stanziale (Univ. di Napoli) sull'occhio di un coniglio...la lebbra non si riprodusse.  E' l'esempio di quanto sia demenziale credere che un disturbo indotto artificialmente e uno per cause naturali si svolgano allo stesso modo ed in più con la pretesa di garantirlo sull'uomo.  Così come si sta sperimentando ora col Covid19.

martedì 26 maggio 2020

L'impotenza del Pentagono e il Decreto n°30 per Banca dati genoma umano cov19

 

  
      Il 10 maggio 2020 e'stato varato, piuttosto in silenzio, il decreto n° 30 per autorizzare una banca dati sul genoma umano.  Tutti coloro che sono stati contagiati dal cov19 saranno monitorati per seguire le possibili conseguenze future.  Ciò e' comparso anche nel notiziario internet diversi giorni fa, dichiarato da dirigenti del Pentagono.  Di fronte all'impotenza di conoscere chi e\o quale laboratorio abbia la responsabilità il Pentagono seguito da altre nazioni fa una sorta di "rappresaglia" sulle vittime del cov19.  Si lascia supporre che il virus lasci tracce, cicatrici e che puo' ritornare a chi l'ha già avuto.  In sintesi si lascia supporre che il virus sia temporizzato e inneschi col tempo anche tumori.  Tutte le ipotesi  potrebbero essere valide quando si gioca "meccanicisticamente" manipolando geneticamente i biosistemi nel riduzionionismo di laboratorio vivisettorio.   Banca, e non deposito, di dati genetici per indicare il commercio genetico.  Uno degli esempi più noti (vedi J.Rifkin) e' quello di un uomo d'affari, John Moore, al quale scoprirono particolari proprietà fisiologiche sulla crescita dei leucociti (antitumorali).  Moore scoprì che parti del suo corpo erano state brevettate senza il suo consenso e che la creazione di una linea cellulare da cellule di  un suo tessuto aveva fruttato tre miliardi di dollari.  Il ricorso in tribunale di Moore, per i diritti di proprietà su quelle sue parti del corpo, lo vide sconfitto.         
   Con il cov19 il Pentagono può proseguire il progetto Manhattan, cosi come monitorava le vittime della radioattività ora lo fa per il cov19. Rimane il fatto dell'impossibilità nell' identificare chi sono e il laboratorio che fanno simili danni e finché non si fa trasparenza non si puo' continuare a giocare sulla vita.

giovedì 21 maggio 2020

Covid19, lo spacca virologi: Burioni VS Tarro



     Cantava il noto cantautore Guccin in Eskimo "tu giri adesso con le tette al vento io ci giravo gia vent'anni fa".      La contesa tra Burioni e Tarro per il trono di misster science.  Tarro corregge Burioni il quale lo sfida per il suddetto trono sulla questione se si possa prevedere o non la scomparsa del contagio covid19 negli umani.   Tarro rivendica la sua pluridecennale esperienza tanto che ce lo ricordiamo alla fine degli anni 70 in prima pagina, e nientemen del giornale "Il Male".     C'e' stato qualcuno che dice di aver visto Burioni giocare a lotto e, dall'altra c'è molta gente che ancora compra latte di capra credendo di vaccinarsi contro il tumore piuttosto che diventare vegan.  La ragione proviene dai fatti che seguono le ipotesi: il presente blog mostra che quando sta accadendo oggi è un esatto copione di ciò che riportava tredici anni fa.    Riportiamo testualmente uno dei diversi articoli (post) che potete consultare digitando il termine "epidemie" nel rettangolino in alto a sinistra de presente blog.  Constaterete la netta relazione tra zootecnia ed epidemie nonché manipolazioni genetiche vivisettrici ed epidemie.  Si è avuto tutto il tempo per fare campagna di sensibilizzazione e prevenzione orientando il controllo sulle vere cause piuttosto che sui cittadini.  Cio' puo' interessare anche Tarro dato che viene coinvolto anche Sabin:

martedì 26 maggio 2009


Quarantena ospedaliera Febbre Suina: Nomadi 2 Sedentari 0


Suini Soldi e Sanità
Altra sconfitta per chi voleva inquadrare i nomadi al proprio stile di vita sedentario. Anche stavolta la natura ha pareggiato i conti contro chi la viola: al posto degli immigrati disperati saranno invece visti appestati i turisti o tutti coloro che arrivano dagli USA e così fatti oggetto di visite mediche e messi in quarantena ospedaliera; al contrario di quanto si voleva dai nomadi costringendoli a diventare scolaretti con anche il "vantaggio" di essere vaccinati saranno invece gli studenti ad abbandonare le scuole e ad essere messi in quarantena ospedaliera o agli "arresti sanitari" domestici senza alcuna speranza per una vaccinazione per questa e tutte le nuove epidemie da zootecnia. Il confronto nomadi-sedentari prosegue con gli "autogol" di quest'ultimi, costretti in quarantena ospedaliera o "fermo-medico sanitario domiciliare".

mercoledì 20 maggio 2020

Coronavirus Covid19: vaccino antinfluenzale all'olio di ricino


Copia e incolla sul motore di ricerca internet:
https://m.youtube.com/watch?v=5lCCU0pKVRc

        La storia e fatta a cicli, fatti che si ripetono.   Oggi si pretendono vaccinazioni antiinfluenzali a partire dagli anziani, ma gli anziani soffrono spesso anche di stipsi che gli causa febbre e serie complicazioni: perché Zingaretti non obbliga anche l'olio di ricino, magari con qualche modifica genetica da renderlo proprietà (brevetto) esclusiva farmaceutica?  Completerebbe il "pacchetto Zingaretto":  vaccino antiinfluenzale  e olio di ricino impoverito. 
    Si cerca un vaccino ma le terribili  epidemie di vaiolo ed Ebola Sudan scomparvero improvvisamente in diverse aree e città (si pensi ad Erbe') colpite; l'epidemia marburg, invece, cessò improvvisamente ovunque, senza dare possibilità di far passare una pseudo vaccinazione come soluzione nel momento in cui sarebbe stata lentamente calando in diffusione.   Eppure furono sperimentate con tanti esperimenti vivisettori; ad esempio il virus Marburg fece la prima comparsa nel 1967 nello stabilimento Behring Works, ditta produttrice, guarda caso, di vaccini ricavati dalle cellule renali dei cercopitechi grigioverdi africani.  Dalle scimmie il virus salto' all'uomo.
     In almeno due conferenze vi fu chi ricordò quando Emilio Servadio incontrava, di passaggio a via dei Serpenti --vicino a via Panisperna --, Enrico Fermi e lo avvertiva che stava giocando col fuoco.     Cosi anche i manipolatori genetici inficiano ee giocan con la vita e ... Con la morte.   Di  avvertimenti ce ne sono stati non pochi. Tra i più noti quello del 2001, quando fu realizzato, in Australia un virus terribilmente letale in laboratorio vivisettorio.  Il virus "ectromelia ricombinante" incide sull'interleuchina-4 del topo sopprimendo le reazioni citolitiche dei linfociti e vince sulla resistenza genetica al vaiolo murrino.  
  Il Coronavirus è il virus spaccavirologi; chi accusa essere stato generato da laboratorio genetico e chi avanza l'opinione che il salto sull'uomo sia stato per cause naturali.   In morale ora si gioca sul torbido e si gioca, e anche bene, in borsa sul biotech.  Chi la fatta se la gode, e al resto del gregge ... "peste !o colga", vaccini e "purghe".       Ma ci si domanda: cosa c'entrano i vaccini antiinfluenzali col coronavirus?  Nelle case di cura o di riposo per anziani furono fatti i vaccini antiinfluenzali ma diversi anziani contrassero comunque il coronavirus... Allora?    Dalle ultime epidemie --Sars, Aviaria etc.-- si sono messe a punto tecnologie che mettono a "nudo" le persone.  L'ultima di queste sono i rilevatori di temperatura corporea collocabili su caschetti delle forze dell'ordine. Quando, anche nella massa, si rileva qualcuno con una temperatura da influenza scatta l'emergenza e l' ntervento della polizia sanitaria per il T. S.O. (trattamento sanitario obbli  gatorio) e la messa in quarantena, dove si possono testare possibili farmaci per Covid 19.    Se sono state fatte a tutti le vaccinazioni antiinfluenzali obbligatorie perché hai l'influenza?     Comunque vi sono casi in cui i vaccini antiinfluenzali non hanno protetto.  
  Aspettando una qualche sorta di vaccino si sta trovando occasione per un identikit globale accurato delle popolazioni per un mondo cronicamente medicalizzato e  spianato per un'economia prevedibile, lineare,  senza più contestazioni e tantissmi .. (gregorettiani) polli ruspanti.    


giovedì 7 maggio 2020

COVID-19: Appuntamento con lo stato di polizia sanitaria per epidemia



     Seguendo i post del presente blog si evidenzia progressivamente un processo che conduce ad un inasprimento delle misure di sorveglianza, controllo e regolazione del comportamento verso quello comunemente partecipato, cioe  per chi decide per tutti noi.  Il tutto anche a danno della privacy.  Dopo la caduta dell'Unione Sovietica vi è stato il via libera definitivo al suddetto processo che vedeva gia nei primi anni sessanta un'estensione della sorveglianza, controllo e regolazione comportamentale - S.C.R - tanto da far realizzare un film.    Nel film si vede A.Sordi in veste di vigile che multa il sindaco per guida pericolosa e il sindaco cerca pretesti per rimuoverlo dall'incarico; da qui un geniale intreccio di episodi. (1)  Nella realtà il vigile si chiamava I.Melone ed il sindaco era invece il questore C. Marzano il quale rimosse il vigile che lo multo'.   Per evitare scandali si venne a rendere pubblico un fascicolo riservato di due parenti stretti, del vigile, per  screditarli e denigrarli su fatti passati e recenti.    Segui che un giornalista volle entrare nella vicenda riferendo che esistevano milioni di schede e fascicoli nei quali erano registrati gli orientamenti politici, le abitudini, le frequentazioni, le preferenze sessuali di altrettanti italiani. (2) 
  Alla fine degli anni sessanta (col '68) fino ai primi anni ottanta, con manifestazioni e attentati s'impone la Legge Reale; si viene fermati, spesso, per accertamenti, di giorno, di sera e di notte.       
   Dopo quasi due anni dalla caduta dell'Unione Sovietica (1991), si dichiara guerra all'Iraq, trascinando i paesi alleati e metterli in Stato di Guerra, con pertinenti e rigorose regole di sorveglianza sul territorio.
  Nel 2001, con l' attentato alla Torri Gemelle, si segna un passo gigante nel suddetto processo S.C.R. a livello mondiale.
 Si arriva poi al poliziotto di quartiere e i militari sulla sicurezza delle strade (pur continuando furti, scippi, violenze, stupri anche al centro cittadino; ad esempio a Roma con lo stupro a Colle Oppio - di fronte al Colosseo- e a quello a Villa Borghese).       
  Tutto ciò non è ancora sufficiente e nelle grandi manifestazioni pubbliche si arriva ad imporre perquisizioni corporali.     Nonostante tutto, ciò non è sufficiente e cosi' arriva a dare una mano il COVID-19, con forte sospetto di essere stato eicavato da una manipolazione genetica: quindi siamo finalmente giunti all'ultima tappa del processo studiato e riportato nel presente blog.   Si può digitare, sul rettangolino di ricerca in alto a destra, la voce: epidemie, polizia sanitaria, indignados e arrivano i nostri.  Tutto quello che oggi vi sta direttamente coinvolgendo.

domenica 9 novembre 2014

Alexandrina da Costa, o della fede contro la dannazione medico ospedaliera

Il presente post continua da quello immediatamente precedente “Il “Misterioso salto” dalla violenza carnale alla violenza ospedaliera” e considera la seconda parte degli abusi e violenze medico ospedaliere ai danni di Alexandrina da Costa la quale non poteva scappare da tutto ciò in quanto rimasta paralizzata per tentare di fuggire da una violenza carnale gettandosi dalla finestra.  Vedremo, in questa seconda parte, che nonostante i maltrattamenti, umiliazioni, violazioni della privacy, soprusi e molto altro ancora riportato nella prima parte  il calvario medico ospedaliero di Alexandrina non solo non finiva lì ma si inaspriva ancor più negli anni a venire.  Infatti, A. carica di fede, volle vivere di solo ostia consacrata (Comunione); in sintesi digiunava in modo assoluto a partire dal 27 Marzo 1942, così per oltre 13 anni.  La sopravvivenza ad un tale eccezionale digiuno non passò inosservata a persone influenti che deviarono una tale forza della fede in un sospetto evento “soprannaturale” ed elaborarono una sentenza ad hoc che provocò l’immediato intervento nel porre in sicurezza A. affinché non fosse oggetto di continue visite per lo studio di tali straordinari fenomeni.  Comunque, tutto ciò – calunnie, umiliazioni, disprezzi etc.- creò diffidenza verso A. anche da  parte di chi la stimava.  A. fu privata del suo tutore P. Mariano Pinho e con l’imposizione di consegnare tutte le lettere ricevute dal suo direttore (altro abuso della privacy).    In seguito le fecero visita cinque persone e lei individuò tra questi un medico; il loro interrogatorio fu fatto di frecciate.  Tutto ciò non era che il riferirsi nel rinchiuderla in ospedale per osservazione dopo il 13° mese di assoluto digiuno.  Infatti, il 27 marzo 1943 fu assoggettata ancora a visite mediche che sopportò con rassegnazione e coraggio. Il 4 Giugno il medico tutore e il confessore ordinario comunicarono e convinsero A. e la sua famiglia al ricovero ospedaliero: sarebbe stata isolata per un mese in osservazione.  “Ella rispose immediatamente di no! Ma si sentì subito per soggezione ad obbedienza all’Arcivescovo, del suo direttore e medico curante e tutti coloro a lei interessati .  Costretta così ad accettare A. avanzò le seguenti condizioni:  A) La Comunione quotidiana. B) Di essere sempre accompagnata da sua sorella. C) Di non essere più sottoposta ad alcun esame perché andava per osservazioni e non per esami. 
 Il 10 giugno partì per l’ospedale Foce del Duro e fu per lei strazio la separazione:
  “Il viaggio in ambulanza fu difficile, perché mi sembrava che il cuore non reggesse..con le scosse dell’autolettiga mi sentivo afflitta..Giunti all’ospedaletto della Foce, il dott. Gomes de Araùjo non permise che l’autolettiga mi portasse fino alla porta, chiamò i pompieri affinchè trasportassero la mia barella dopo avermi coperto il volto perché nessuno mi vedesse. La salita delle scale mi costò un martirio perché mi portarono con la testa all’ingiù.  Mi scoprirono il volto solo in camera..”
   L’ingenuità di A. nel dettare le condizioni affinché accettasse l’imposizione ospedaliera si rivelò tale non appena il suo ingresso dove alla sorella fu assegnata un’altra camera contrariamente a quanto aveva chiesto:  “Come avrei potuto stare senza di lei, abituata a muovermi quand’era necessario, e senza le sue buone parole che tanto mi aiutavano a sopportare il doloroso calvario?  Mi avevano appena adagiata sul letto quando mia sorella Diolinda si presentò alla porta con la valigia in cui avevamo la nostra biancheria.  IL MEDICO NEL VEDERLA, GRIDO’ COME UN FORSENNATO: “FUORI QUELLA VALIGIA!” Permise l’ingresso alla sorella solo la prima notte e solo nello stretto tempo per far vedere all’infermiera come voltare A. nel letto”.  Rimasero a vigilanza delle assistenti guardiane con l’ordine di vigilare su tutti i miei movimenti.  L’infermiera la fece soffrire.  “Il sabato venne il dott. E. Gomes deAraùjo –Reale Accademia di Medicina di madrid- specialista in malattie nervose e artritiche. La mia prostrazione era tale che non udii quando bussò alla porta, sempre chiusa a chiave.  Lo udii solo quando, vicino al mio letto, sussurrava all’infermiera: “E’ spacciata, è spacciata”.  Con ciò il medico voleva intimorirla affinché non digiunasse e la riprese duramente per questo motivo ed A. capì sentendosi profondamente ferita.   Il medico tutore Azevedo la difende dicendo ch’era là solo per le prove del suo digiuno e la normalità di mente niente più.  Vi è la farsa del “cattivo”, Arajùjo e del “buono” Azevedo.  Dapprima adoperarono toni duri contro il digiuno poi passarono alle buone.  Ogni volta che il medico apriva la porta era per A. un’angoscia.  Il tempo passava col succedersi scambiarsi delle infermiere secondo la volontà del medico con alcune A. soffriva di più perché oltrepassavano i limiti dei loro doveri e diritti.  

  Alexandrina subì anche un altro medico, Alvaro che gli mandò una sua sorella sorvegliante e fu il periodo peggiore.  La nuova sorella sorvegliante controllava perfino se la sorella di A., nel breve periodo di voltarla nel letto, le avesse lasciato qualcosa: “con la scusa di non sentire freddo mi scopriva e poi mi ricopriva meticolosamente e cercando” “..e A. apriva le braccia come di resa..Fu tolta tutta la biancheria per essere ispezionata”.   Rigore “scientifico” per l’analisi sul digiuno durata 40 giorni e 40 notti..   Alexandrina fu portata in ospedale per essere cavia sul suo fenomeno di sopravvivenza al digiuno di cui avevano parlato anche i medici.  La relazione del suddetto medico ospedaliero Araùjo riguardo il trattamento di A. aveva per  titolo “Notevole caso di astinenza ed anuria” e si scrive che: “E’ per noi assolutamente certo che, durante quaranta giorni di degenza, l’Ammalata non mangiò ne bevve: l’insieme delle cose osservate ci porta a credere che tali enomeni possano venire da tempi precedenti.  Non possiamo dubitarlo.  Forse da tredici mesi secondo le informazioni avute.  Non sappiamo”.  Il medico scambia la fede di A. come malattia giudicandola per questo ammalata.   Alexandrina era ridotta a cavia affinché si potesse operare con regole sperimentali rigide per non inficiare la sperimentazione stessa sul suo lungo digiuno che non le causava serie conseguenze se non la morte stessa: una sfida alle certezze della medicina.  Il suo medico tutore, che faceva la parte di chi la difendeva ma che sosteneva la sperimentazione convincendola al ricovero scrisse la sua relazione:  “In questo strano caso, vi sono particolari, i quali per la loro importanza fondamentale di ordine biologico, come per la durata dell’astinenza dai liquidi e l’anuria, ci lasciano perplessi, in attesa di una spiegazione che porti luce necessaria”.  La relazione di Azevedo continua con il medico ospedaliero Alberto de Lima della facoltà di medicina di Oporto – cioè aderente all’ospedale dove A. era già stata forzatamente condotta-. Nella relazione entrambi i medici hanno il coraggio di asserire che A. ricoverata all’ospedale Foce del Duro fu seguita da Gomes de Araùjo e sotto la vigilanza giorno e notte di persone coscienziose e desiderose di scoprire la verità e che la sua astinenza da solidi e liquidi fu assoluta durante tutto quel tempo. Infatti, scoprirono bene le lenzuola per vedere se la sorella in quel breve periodo che la visitava per voltarla nel letto non le avesse lasciato cibo o acqua.  Alexandrina fu deportata in ospedale per malafede dei medici nei suoi confronti, sarebbe stato sufficiente un controllo da assistenza domiciliare che avrebbe provocato meno traumi e torture ma non sarebbe stato così professionale, specialistico, come all’interno di un ospedale; vero e proprio panottico; che avrebbe comportato prestigio di ricerca per la carriera dei medici di fronte ad un caso in cui il lungo digiuno non comportava cambiamento di peso, di temperatura, di respirazione, di tensione, del polso, del sangue, delle sue facoltà mentali e che non implicava necessità naturali.  Il tutto viola le leggi della fisiologia e della biochimica non dando alcuna spiegazione della sopravvivenza di questa che chiamano ammalata.  Oltre tutto si confermano i molti interrogatori e moltissime conversazioni per dimostrare l’ottima disposizione e lucidità di spirito della cavia Alexandrina, e non lo si riporta per denunciare il supplizio della degente ma come test psichiatrico per una tale situazione.  I medici ospedalieri lasciano i resti, gli avanzi a coloro, che fido, li hanno serviti, i religiosi, in merito a quel breve periodo di un venerdì alle ore quindici dove si sospettano fenomeni mistici.   L’attestato è firmato in data 26 luglio 1943 e fu spedito ad un egregio professore dal Reverendo P.Mariano Pinho – guarda caso quello che era stato “ingiustamente” estromesso come tutore di Alexandrina e che ora ha un ruolo nel prestigioso caso-.  Così risponde il suddetto egregio Innominato: “Nel restituire al mio amico reverendo e cliente le copie delle relazioni mediche…Fu soprattutto come medico in nutrologia, e non soltanto come cattolico, che trovai interessante ciò che avvenne nella suddetta ammalata –condivide il ruolo di ammalata di A. piuttosto che inferma. Ma ammalata di cosa? Di fede.  A. ringraziò il medico Arajùo per la serietà con cui aveva svolto il suo compito, nel farla soffrire nell'ubbidienza ed anche perché è cosi che si pretende in tutti i luoghi di feroce dittatura (vedi filmato allegato al post).   A. subì  l’osservazione psichiatrica anche per appurare se vi fossero segni d’isterismo.  Per A. vi fu una completa commissione d’indagine insospettatissima e competente che l’osservò con rigorosa vigilanza.        Alexandrina si aggiunge a tutte le altre figure di sante. beati, guru etc. riprese nei rispettivi post del presente blog che subirono il trattamento medico ospedaliero ed a cui si difesero con la fede sopportando fino allo strazio gli abusi, sopraffazioni,  umiliazioni, inganni e tutto ciò che può rendere l’idea di luoghi malevoli (in termine religioso malefici) resi necessari perfino per ciò che vi è di più naturale come la gravidanza –oggi monitorata per giustificare i farmaci che serrano chimicamente l’utero- e il parto –cesareo di regola- tanto che una donna incinta o partoriente che non si voglia mettere in sicurezza medico ospedaliera può sospettarsi potenziale infanticida.       

martedì 28 ottobre 2014

Il “Misterioso Salto” dalla Violenza Carnale e Violenza Medico Ospedaliera


La finestra dove è saltata Alexadrina per evitare la violenza carnale

  Abbiamo già riportato e discusso la violazione della Costituzione, almeno quella Italiana oltre a tutti i possibili abusi e nefandezze varie degli ospedali.  Parlando di Costituzione non si può non andare alla sua sorgente costituita per gran parte dai partigiani.  Vedremo in questo post vicende da salti dalla finestra per la libertà per i diritti e dignità a costo della morte e della paralisi.   L’anno scorso un noto partigiano e regista, che aveva combattuto per non sottostare alla dittatura, seriamente limitato nei suoi movimenti da un incidente, fa il suo ultimo coraggioso gesto di libertà nel buttarsi dalla finestra evitando di ritornare in ospedale. Diversi mesi prima ad un suo collega, altrettanto noto regista, non  riuscì di gettarsi dalla finestra prima del suo ingresso all’ospedale (S. Giovanni-Roma) e dovette farlo all’interno di questi squallidi luoghi.    Un giorno, all’istituto d’arte drammatica di Roma “Duse” dopo un saggio basato sulla resistenza francese fu chiesto ad un noto partigiano lì presente se ricordava le sofferenze delle torture subite durante gli interrogatori.  Il partigiano rispose che la paura peggiore non erano le torture in generale, quale ad esempio lo strappo delle unghie che comporta un dolore intenso e continuo, ma, in particolare, quando ti rompevano le ossa perché così paralizzato non potevi riuscire a scappare, evadere.  Il partigiano continuò a parlare e portò come esempio una sua evasione con esito positivo.  Condotto da prigioniero in un istituto per lavoro forzato di pulizia notò che la serratura della finestra era difettosa e poteva essere aperta; non appena colui che doveva vigilarlo si allontanò fu un’occasione immediata, tanto immediata da non tener conto dell’altezza della finestra dal suolo né di dove si trovasse la sentinella sulla strada sottostante – in ognuno di questi casi ne sarebbe uscito morto -: riuscì ad aprirla e a buttarsi giù da un secondo piano rialzato e proprio mentre la sentinella era distante e di spalle corse via guadagnando la libertà. 
    Sfortunata, invece, fu Alexandrina la quale fuggendo da un tentativo di violenza carnale si buttò giù da una finestra posta al secondo piano rialzato, infatti, per lei non vi fu libertà, nemmeno nella morte ma proprio in ciò che era temuto dai partigiani: la rottura delle ossa che, oltretutto, la rese paralitica per tutta la vita tanto da non poterla poi far “evadere” dalle visite mediche e soprattutto dagli ospedali che subì per le loro nefandezze e violenze.  Un destino simmetrico anche riguardo a Carmela CIrella che non potendosi buttare dalla finestra prima della violenza carnale da parte di chi credeva suoi amici vi si buttò dopo aver subito l’internamento ospedaliero; pertanto subì entrambe le violenze, carnale e ospedaliera ma ebbe poi la…“fortuna” di trovarsi al settimo piano e trovare la…“libertà” nella morte.   
   Alexadrina visse proprio durante la seconda guerra mondiale (ed anche una decina d’anni dopo) ma pur non subendo la guerra subì non da meno di un partigiano catturato ed in più continuò anche dopo in una sofferenza, violenza, senza o quasi tregua.    Grazie al prezioso documento sulla storia di Alexandrina si può far luce sui sentimenti di chi subisce la demenzialità medico specialistica e la chiusura nei loro istituti ospedalieri a fare da cavia, come fu Alexandrina. 
    Alexandrina era ispirata a Fatima e nel 1928, già inferma, chiese di essere aiutata ad andarci ma i religiosi, confidando più sui suggerimenti medici che sulla fede, glielo impedirono –alo stesso modo di come lo impedirono ad un frate malato deviandolo in ospedale dove peggiorò e morì.  Circa dieci anni dopo i religiosi assieme ai medici costrinsero Alexandrina a partire per l’ospedale di Oporto per analisi approfondite e a lei non rimase che porre in evidenza l’ingiustizia e la contraddittorietà nell’avergli negato il viaggio a Fatima quando non stava così male e il pretendere ora, in uno stato peggiore, il viaggio all’ospedale di Oporto. 
  Agli esami dei teologi A. dovette subire quelli medici per lei assai dolorosi perché, come riferisce, lasciavano il suo corpo in misero stato: “Mi pareva di andare di tribunale in tribunale per essere giudicata, come se avessi compiuti i peggiori crimini”.  “Quanto mi costava vederli entrare in camera mia e, dopo di avermi esaminata e interrogata, il saperli riuniti in altra sala per discutere il mio caso, lasciando me sotto il peso della maggior umiliazione!   Mi pare che neppur il eggior crimnale sarà giudicato con più minuziosità… Ricordo che mentre il direttore mi parlava della venuta di alcuni medici provai un grande tormento… Mancavano proprio i medici per completare il mio calvario!  Alcuni di loro furono come carnefici sul mio cammino”. 
  Il 6 dic. 1938 fu messa in ambulanza per Oporto e fu un viaggio dolorosissimo per tutte le tre ore e mezza.  Ella fa presente che una volta arrivata all’ istituto figlie di maria Immacolata vene il medico Peceguiro e fu solo per aumentare i suoi dolori. Anche il ritorno fu doloroso.  Con gli esami dei medici e dei teologi il suo caso fu diffuso al popolo aumentando il suo martirio; contro il desiderio della privacy.
 Il dottor Araujo esaminò scrupolosamente Alexandrina partendo dai dati dell’archivio medico familiare.  All’epoca, chiaramente, non vi erano i computer per archiviare una gran mole di dati iatro-genealogici eppure si riporta l’assenza di alcolizzati né anormali; qualche canceroso e tubercolotico; tutti attivi di temperamento nervoso e franco; di buoni costumi, buona gente.  Pensate ora alla vertiginosa mole di dati individuali e genealogici provenienti da qualsiasi ambito pubblico e privato di un individuo nei nostri giorni: dal profilo psicologico-psichiatrico, comportamentale dall’asilo all’università, dal lavoro (o disoccupazione) all’età della pensione.   Ella fu interrogata da sacerdoti che pubblicarono tutto violando la privacy.     Diversi giorni dopo, 26 dic. 1938, A. fu visitata dall’eminente psichiatra Elisio Moura che la trattò crudelmente: “Mi trattò crudelmente, volendomi mettere a sedere su una sedia con tutta la violenza di cui fu capace.  Non potendo ottenere, mi buttò come corpo morto sul letto, tentando su di me una ginnastica che mi fece soffrire orribilmente; poi mi turò la bocca, mi rigirò parecchie volte sul letto con rudezza facendomi battere col capo contro il muro. Il medico accortosi che stavo per svenire, mi diede uno schiaffò e mi gridò: “Mia Giovanina, non perdere i sensi!”.  “Scoppiai a piangere..gli perdonai tutto in vista della serietà del suo esame”. Tentò di ipnotizzarla e di prenderla anche con le buone maniere ma fallendo divenne ancora più deciso vedendola infastidita e “si buttò nervoso su di lei,e  quasi per chiuderla in una morsa, assicurò le ginocchia sotto il ferro del letto,e cercò con le mani di aggrapparsi al ferro della sponda opposta, ma per quanto sforzo facesse per tenere ferma l’ammalata, non vi riuscì”. Si congedò con queste parole: “Ciao, Alessandrina, e prega anche per me”. 
    Agli esami dei teologi A. dovette subire quelli medici per lei assai dolorosi perché, come riferisce, lasciavano il suo corpo in misero stato: “Mi pareva di andare di tribunale in tribunale per essere giudicata, come se avessi compiuti i peggiori crimini”.  “Quanto mi costava vederli entrare in camera mia e, dopo di avermi esaminata e interrogata, il saperli riuniti in altra sala per discutere il mio caso, lasciando me sotto il peso della maggior umiliazione!   Mi pare che neppur il peggiore criminale sarà giudicato con più minuziosità… Ricordo che mentre il direttore mi parlava della venuta di alcuni medici provai un grande tormento… Mancavano proprio i medici per completare il mio calvario!  Alcuni di loro furono come carnefici sul mio cammino”. 

   Nonostante tutto questa è solo la prima parte del calvario medico ospedaliero imposto ad Alexandrina vedremo fra uno o due post la seconda parte di questo martirio dove A. sarà ancor più vera e propria cavia nel dominio medico ospedaliero.