martedì 28 ottobre 2014

Il “Misterioso Salto” dalla Violenza Carnale e Violenza Medico Ospedaliera


La finestra dove è saltata Alexadrina per evitare la violenza carnale

  Abbiamo già riportato e discusso la violazione della Costituzione, almeno quella Italiana oltre a tutti i possibili abusi e nefandezze varie degli ospedali.  Parlando di Costituzione non si può non andare alla sua sorgente costituita per gran parte dai partigiani.  Vedremo in questo post vicende da salti dalla finestra per la libertà per i diritti e dignità a costo della morte e della paralisi.   L’anno scorso un noto partigiano e regista, che aveva combattuto per non sottostare alla dittatura, seriamente limitato nei suoi movimenti da un incidente, fa il suo ultimo coraggioso gesto di libertà nel buttarsi dalla finestra evitando di ritornare in ospedale. Diversi mesi prima ad un suo collega, altrettanto noto regista, non  riuscì di gettarsi dalla finestra prima del suo ingresso all’ospedale (S. Giovanni-Roma) e dovette farlo all’interno di questi squallidi luoghi.    Un giorno, all’istituto d’arte drammatica di Roma “Duse” dopo un saggio basato sulla resistenza francese fu chiesto ad un noto partigiano lì presente se ricordava le sofferenze delle torture subite durante gli interrogatori.  Il partigiano rispose che la paura peggiore non erano le torture in generale, quale ad esempio lo strappo delle unghie che comporta un dolore intenso e continuo, ma, in particolare, quando ti rompevano le ossa perché così paralizzato non potevi riuscire a scappare, evadere.  Il partigiano continuò a parlare e portò come esempio una sua evasione con esito positivo.  Condotto da prigioniero in un istituto per lavoro forzato di pulizia notò che la serratura della finestra era difettosa e poteva essere aperta; non appena colui che doveva vigilarlo si allontanò fu un’occasione immediata, tanto immediata da non tener conto dell’altezza della finestra dal suolo né di dove si trovasse la sentinella sulla strada sottostante – in ognuno di questi casi ne sarebbe uscito morto -: riuscì ad aprirla e a buttarsi giù da un secondo piano rialzato e proprio mentre la sentinella era distante e di spalle corse via guadagnando la libertà. 
    Sfortunata, invece, fu Alexandrina la quale fuggendo da un tentativo di violenza carnale si buttò giù da una finestra posta al secondo piano rialzato, infatti, per lei non vi fu libertà, nemmeno nella morte ma proprio in ciò che era temuto dai partigiani: la rottura delle ossa che, oltretutto, la rese paralitica per tutta la vita tanto da non poterla poi far “evadere” dalle visite mediche e soprattutto dagli ospedali che subì per le loro nefandezze e violenze.  Un destino simmetrico anche riguardo a Carmela CIrella che non potendosi buttare dalla finestra prima della violenza carnale da parte di chi credeva suoi amici vi si buttò dopo aver subito l’internamento ospedaliero; pertanto subì entrambe le violenze, carnale e ospedaliera ma ebbe poi la…“fortuna” di trovarsi al settimo piano e trovare la…“libertà” nella morte.   
   Alexadrina visse proprio durante la seconda guerra mondiale (ed anche una decina d’anni dopo) ma pur non subendo la guerra subì non da meno di un partigiano catturato ed in più continuò anche dopo in una sofferenza, violenza, senza o quasi tregua.    Grazie al prezioso documento sulla storia di Alexandrina si può far luce sui sentimenti di chi subisce la demenzialità medico specialistica e la chiusura nei loro istituti ospedalieri a fare da cavia, come fu Alexandrina. 
    Alexandrina era ispirata a Fatima e nel 1928, già inferma, chiese di essere aiutata ad andarci ma i religiosi, confidando più sui suggerimenti medici che sulla fede, glielo impedirono –alo stesso modo di come lo impedirono ad un frate malato deviandolo in ospedale dove peggiorò e morì.  Circa dieci anni dopo i religiosi assieme ai medici costrinsero Alexandrina a partire per l’ospedale di Oporto per analisi approfondite e a lei non rimase che porre in evidenza l’ingiustizia e la contraddittorietà nell’avergli negato il viaggio a Fatima quando non stava così male e il pretendere ora, in uno stato peggiore, il viaggio all’ospedale di Oporto. 
  Agli esami dei teologi A. dovette subire quelli medici per lei assai dolorosi perché, come riferisce, lasciavano il suo corpo in misero stato: “Mi pareva di andare di tribunale in tribunale per essere giudicata, come se avessi compiuti i peggiori crimini”.  “Quanto mi costava vederli entrare in camera mia e, dopo di avermi esaminata e interrogata, il saperli riuniti in altra sala per discutere il mio caso, lasciando me sotto il peso della maggior umiliazione!   Mi pare che neppur il eggior crimnale sarà giudicato con più minuziosità… Ricordo che mentre il direttore mi parlava della venuta di alcuni medici provai un grande tormento… Mancavano proprio i medici per completare il mio calvario!  Alcuni di loro furono come carnefici sul mio cammino”. 
  Il 6 dic. 1938 fu messa in ambulanza per Oporto e fu un viaggio dolorosissimo per tutte le tre ore e mezza.  Ella fa presente che una volta arrivata all’ istituto figlie di maria Immacolata vene il medico Peceguiro e fu solo per aumentare i suoi dolori. Anche il ritorno fu doloroso.  Con gli esami dei medici e dei teologi il suo caso fu diffuso al popolo aumentando il suo martirio; contro il desiderio della privacy.
 Il dottor Araujo esaminò scrupolosamente Alexandrina partendo dai dati dell’archivio medico familiare.  All’epoca, chiaramente, non vi erano i computer per archiviare una gran mole di dati iatro-genealogici eppure si riporta l’assenza di alcolizzati né anormali; qualche canceroso e tubercolotico; tutti attivi di temperamento nervoso e franco; di buoni costumi, buona gente.  Pensate ora alla vertiginosa mole di dati individuali e genealogici provenienti da qualsiasi ambito pubblico e privato di un individuo nei nostri giorni: dal profilo psicologico-psichiatrico, comportamentale dall’asilo all’università, dal lavoro (o disoccupazione) all’età della pensione.   Ella fu interrogata da sacerdoti che pubblicarono tutto violando la privacy.     Diversi giorni dopo, 26 dic. 1938, A. fu visitata dall’eminente psichiatra Elisio Moura che la trattò crudelmente: “Mi trattò crudelmente, volendomi mettere a sedere su una sedia con tutta la violenza di cui fu capace.  Non potendo ottenere, mi buttò come corpo morto sul letto, tentando su di me una ginnastica che mi fece soffrire orribilmente; poi mi turò la bocca, mi rigirò parecchie volte sul letto con rudezza facendomi battere col capo contro il muro. Il medico accortosi che stavo per svenire, mi diede uno schiaffò e mi gridò: “Mia Giovanina, non perdere i sensi!”.  “Scoppiai a piangere..gli perdonai tutto in vista della serietà del suo esame”. Tentò di ipnotizzarla e di prenderla anche con le buone maniere ma fallendo divenne ancora più deciso vedendola infastidita e “si buttò nervoso su di lei,e  quasi per chiuderla in una morsa, assicurò le ginocchia sotto il ferro del letto,e cercò con le mani di aggrapparsi al ferro della sponda opposta, ma per quanto sforzo facesse per tenere ferma l’ammalata, non vi riuscì”. Si congedò con queste parole: “Ciao, Alessandrina, e prega anche per me”. 
    Agli esami dei teologi A. dovette subire quelli medici per lei assai dolorosi perché, come riferisce, lasciavano il suo corpo in misero stato: “Mi pareva di andare di tribunale in tribunale per essere giudicata, come se avessi compiuti i peggiori crimini”.  “Quanto mi costava vederli entrare in camera mia e, dopo di avermi esaminata e interrogata, il saperli riuniti in altra sala per discutere il mio caso, lasciando me sotto il peso della maggior umiliazione!   Mi pare che neppur il peggiore criminale sarà giudicato con più minuziosità… Ricordo che mentre il direttore mi parlava della venuta di alcuni medici provai un grande tormento… Mancavano proprio i medici per completare il mio calvario!  Alcuni di loro furono come carnefici sul mio cammino”. 

   Nonostante tutto questa è solo la prima parte del calvario medico ospedaliero imposto ad Alexandrina vedremo fra uno o due post la seconda parte di questo martirio dove A. sarà ancor più vera e propria cavia nel dominio medico ospedaliero.

sabato 23 agosto 2014

Medicina Nazista e Medicina di altre Nazioni: un confronto. Cavie umane - animali



    


A Giugno si è svolto al Senato un convegno sulla resistenza e sulla liberazione.  Alle porte dei settantanni dalla liberazione si è voluto mantenere la memoria, per non obliare gli orrori.  Non ci è stato consentito poter partecipare al convegno, ma anche qui vorremmo aggiungere qualcosa su quanto detto e/o  non detto dai relatori.   
“Su 90.000 medici in servizio in Germania circa 350 hanno commesso crimini medici mentre gli altri non hanno differito da quelli di altre nazioni”.
   Abbiamo già scritto sulle cavie umane e recentemente diversi post sono stati dedicati alla legge 578/93 approvata dal Parlamento ed in via di conferma al Senato che dà via libera nel disporre di cavie umane da vivisezionare e/o espiantargli gli organi per trapianti.  In questi post abbiamo tracciato un profilo tra suddetta legge e la medicina nazista, che considerava una morte cerebrale che consentiva di far cessare tutte le altre le altre sane funzioni fisiologiche – praticamente era eutanasia o pena di morte al pari della morte cerebrale per coma detto irreversibile -. In generale ci si chiede la differenza tra la medicina nazista e tutte le altre.    Infatti, mentre in Germania si consumavano i crimini medici non da meno avveniva nelle altre nazioni e paradossalmente ciò è emerso proprio nei luoghi di pena --abbiamo spesso abbinato la similitudine tra prigioni e ospedali — costituendosi più trasparenti degli ospedali, probabilmente si riteneva normale e non aberrante il fatto di avvalersi del carcerato per fargli espiare la colpa con ciò che ritenevano un “progresso” per la ricerca medica. Ad esempio, dal 1942 al 1945, n U.S.A. furono fatti cavie dodici condannati a morte per esperimenti sul hascisc.  Più precisamente, a New York, il comitato di lotta contro la droga presieduto dal sindaco di questa città sperimentava l’effetto dell Hascisc su 72 detenuti U.S.A.
 Così proseguendo, nel 1945, congedato il nazismo – in via del processo di Norimberga --  già nella rivista Life (4-6-1945) si leggeva che in 3 tipi di istituti penali U.S.A. si servivano di prigionieri per farne cavie in medicina.  Precisamente, nella Prigione Federale di Atlanta e dell’Illinois, così anche per gli istituti di correzione del New Jersey:  800 prigionieri “offerti” volontari cavie per inoculazione dei germi della malaria senza ricavarne vantaggi ne riduzione della pena.    Ogni prigioniero, nell’Illinois, firmava a responsabilità propria dei rischi facendo svincolare da tali responsabilità l’Università di Chicago e facendo presente di non aver avuto nessuna costrizione, mentre nelle prigioni federali vi erano compensi (ad esempio consistevano in 100-150 dollari, cioè 50 prima del trattamento e cento un anno dopo – quindi se riusciva a sopravvivere-): “E sconosciuto il loro grado di tossicità, tuttavia non utilizzeremo alcun farmaco che abbia rivelato una seria tossicità in sede di sperimentazione su animali”.  
   In Turchia fu fatta ricerca vivisettoria sul tifo contagiando con bacilli di tifo i condannati a morte.   Ora possiamo pensare il motivo per cui la pena di morte trovasse difficoltà ad essere abolita anche in paesi democratici e dichiaratisi civilmente morali.     Il carcerato Keanu, condannato a morte nelle Hawai, scelse di fare da cavia facendosi contagiare la lebbra per non essere ucciso… Morì di lebbra.   Sempre negli U.S.A. Goldberger promise ai detenuti la libertà in cambio di far da cavie per inoculazione della pellagra.   A Manila fu permesso all’Americano Strong di contagiare 900 condannati a morte di bacilli della peste per fare da cavie; risulterebbe che non fecero morti ma erano pur sempre bacilli vivi e comunque le 900 cavie umane contrassero la peste . Sempre a Manila, l’Istituto di Worcester sperimentava nuovi farmaci su detenuti nelle prigioni di Bilibid.       Alcuni scienziati U.S.A. eseguirono diversi esperimenti su indigeni delle isole del Pacifico e sui Coolies, sui quali il dottor Reed sperimentò la febbre gialla; si conta un morto cavia della sperimentazione del dottor Strong del beri-beri nelle Filippine – malattia non presente in quella nazione.  Inghilterra e Francia usavano negri come cavie per esperimenti sul sonno.  La Francia autorizzò anche ricerche vivisettorie su esseri umani consistenti nel contagiarli della sifilide e gonorrea. Tra i medici carnefici troviamo nomi di prestigio quale Adler, premiato dalla Società Reale dì igiene e malattie tropicali, il quale ha infettato con il Kala-Azar cinque persone ammalate di cancro ed in seguito morte.  Cavie umane vi furono anche tramite Heimann, Heibrunn, Gungann i quali somministrarono penicillina per via intracerebrale a tre paralitici morti in seguito al trattamento.  Ancora, negli U.S.A. Vie e Stocks hanno inoculato l’epatite virale in 250 persone per studiare l’acqua come veicolo del virus. Esperimenti anche su cavie umane in Messico da Otero, in Indocina dal direttore dell’Istituto Pastesur Yersin, in Algeri da Sergent, in Turchia da Hamadi ed in Polonia da Sparrow e quasi tutti da individui incolti.   Molto probabilmente ora sappiamo che quando ai ricoverati in ospedale si chiede il titolo di studio uno dei motivi può essere questo.   Infine, furono inoculati di streptococchi 25 detenuti U.S.A.  In quest’ultimo esperimento le cavie umane furono giustificate dal fatto che in molti paesi lo si era sperimentato così in reparti pediatrici perché non era possibile sperimentare sugli animali.   Il basare la vivisezione come una sorta di garanzia per poter sperimentare sugli umani era considerato entro dei limiti. Sperimentare sugli umani non era reato a queste condizioni: se con il consenso della cavia umana; se era necessario ed irrealizzabile in altro modo; se preceduto da vivisezione animale e studio approfondito della malattia; se scevro da sofferenza fisica e morale non necessaria; se vi è qualche motivo di credere che comporti invalidità o morte; i rischi non devono superare il valore umanitario della soluzione ricercata; lo sperimentatore deve essere qualificato; la cavia umana deve poter interrompere volontariamente l’esperimento; il vivisettore deve essere pronto ad interrompere l’esperimento in caso di pericolo.

   Questi limiti chiaramente sono ad arbitrio di chi decide la necessità, la validità della vivisezione etc.. nonché decide anche per la cavia.  Insomma, sono limiti fatti da chi è qualificato in tali pratiche, cioè lo sperimentatore vivisettore, infatti non vi sono limiti agli errori, ai danni e ai fallimenti della vivisezione.  Dopo questa indagine sugli errori, abusi e orrori sulle cavie umane per non ricavarne successo che nei limiti della sperimentazione vivisettoria stessa .-durante il processo di Norimberga un imputato fisiologo si giustificò dicendo che: “Noi fisiologi abbiamo sempre condotto i nostri esperimenti sugli animali..ed i risultati sono sempre stati soddisfacenti”-  E’ chiaro che i successi sono laddove si può manipolare come si vuole la cavia e, oltre tutto, a simulare grosso modo una malattia che non corrisponde ai tempi e allo sviluppo della stessa in natura.     La ricerca sui fallimenti, danni ed errori delle pratiche vivisettorie oltre a quelle naziste, denunciate nel processo di Norimberga contro le altre nazioni,  continuò e continua tuttora amplificando il numero dei fallimenti e danni vivisettori fino a confermare l’inutilità e dannosità della pratica vivisettoria,  ma l’enorme numero di fallimenti e danni vivisettori non è incluso nei limiti della sperimentazione vivisettoria per farla cessare e così contribuire verso altri metodi, questo progresso è finora bloccato o almeno limitato dalla ricerca vivisettoria: anche il nazismo ha avuto dei limiti, invece la vivisezione continua, non ha limiti è fuori etica, l’unico suo scopo è facilitare il consenso  a passare a cavie umane con conseguente fallimento.

sabato 9 agosto 2014

La Psicanalisi Nuda alle Videocamere. Dalla Mitobiografia alla video-profilassi-DNA.



La suora paramedico ospedaliera: Interpretazione del sogno

La sicurezza si fa pagare... le tasse


    Rileggendo un vecchio articolo di una nota psicanalista junghiana si legge sulla mitobiografia di Ernst Bernhard – fondatore della scuola di psicologia analitica,
 e di un suo sogno, ma in particolare emerge L’esprit, cet inconnu, di J.Charon.  Protagonisti principale di quest’opera sono gli elettroni, visti con proprietà di intelligenza universale presente dall’inizio della creazione.  Elettroni che interagiscono, sembrano muoversi in un frenetica danza e dialogare fra loro; sono una enorme biblioteca a disposizione di chi sa ascoltarli, leggerli.  Quindi, una sorta di archivio dove tutto è registrato di ogni individuo fin dal suo minimo gesto. E' qui che sorge la perplessità dello psicanalista, che scrive: “certo può darmi fastidio l’idea che ogni elettrone del mio corpo registri per tutta l’eternità tutti i miei pensieri e sentimenti….” .     Si può comprendere tale perplessità alleggerirsi di fronte ad un elemento che non giudica e che accumula informazione di per sé ma ciò ribalta in inquietudine se vi fosse un apparecchio di lettura del contenuto degli elettroni e, all’epoca dello scritto della psicanalista non vi erano seminate videocamere e satellite vagante accumulante informazioni per potenze di dieci.  Anche le ricerche sul contenuto del DNA non erano così inasprite da creare una banca dati biologici per ogni individuo sulla Terra come attualmente.    L’elettricità deriva da elettrone, cioè particelle in movimento,  che attivano un apparecchio quale il computer, che immagazzina dati di vertiginoso numero assieme ad altrettanta velocità.  Quindi oggi è possibile, ed è gia iniziato da qualche decennio,  quanto ipotizzato da Charon e temuto dai non pochi studiosi e scrittori – fin dall’inizio del ‘900 (da Orwell, Foucault, Illich, Feyerabend, Huxley, Ortega y gasset etc.. -- su tale abuso sull’umanità sotto l’inganno di false promesse di sconfitta delle innumerevoli malattie incurabili.  Nella peggiore dittatura vi è sempre l’esigenza di rendere ogni cittadino trasparente anche di fronte alle istituzioni, ospedali, scuole, carceri etc. che diventano sempre più coatte e torbide.   Si espone così il cittadino a chiunque, con un minimo di autorità, conoscenze altolocate e di qualifica volta a entrare nei suoi “file” attraverso codice internet ed in pochissimi secondi avere  tutto il suo quadro proveniente da ogni ambito abbia avuto a che fare, direttamente o indirettamente: dal Ministero della Pubblica Istruzione per il suo profilo scolastico fino all’Università; dal Ministero della Sanità per il suo profilo psicologico e di malattie già avuto e quelle ipotizzabili da lettura del DNA, personale o dei suoi parenti: dal Ministero dell’Interno, per il suo profilo sulla condotta; e da tutti gli altri Ministeri nonché da banche, agenzie assicurative, condominio e immobiliari etc.    Un caleidoscopio anche di “talloni d’Achille” a disposizione anche delle finalità più immorali.  Si pensi ad esempio ad una bio-valutazione per assicurazioni se non per scelta di trapianto d’organi: un rene, fegato, cuore etc. valutati anche da DNA in funzione pari ad un vino D.O.C..   L’umanità alla stregua di bestie da zootecnia. Tutto questo trova il fulcro negli ospedali.
  Intervista a   I.G.:
H.C.: Lei ha fatto indagini su come si viene oggi ad essere monitorati; perché la gente permette questo? Non è una risoluzione per la “sicurezza” da ragazzini di quinta elementare o prima media se non demenziale?
I.G.: Non ho fatto indagini, ho solo dedotto cosa accadeva attorno a me in base a quanto oggi scrivono Rodotà e Paissan.   Anche questi autori non hanno scritto quanto la gente non sia infastidita da videocamere che, oltre tutto, li registra. 
H.C.: Ma, chiunque potrebbe infastidirsi se venisse registrato, magari in un momento di gesto spontaneo, dislocato  dal suo stato vigile o in un atteggiamento intimo etc…
I.G.:  La videocamera è vista come un oggetto, passivo. Se dovessimo farla “incarnare”, imitando  una videocamera e stare lì fermi a osservare, anche senza registrare, la gente sarebbe moltissimo infastidita della nostra presenza fisica, dell’osservatore; così anche la sicurezza verrebbe allarmata, nonostante il ruolo passivo dell’osservatore che, tuttavia potrebbe rendere consapevoli del ruolo delle videocamere e di chi vi è dietro.      Più difficile è il rendere consapevoli, di qualcosa di più grave, quale di cosa significhi leggere il profilo su DNA, che fa sorridere alla suddetta perplessità della psicanalista sull’elettrone.
   Insomma, in uno stato dittatoriale vige il senso unico dell’obbligo di trasparenza del cittadino al quale poco o nulla, a sua volta, gli traspare delle istituzioni.   

venerdì 25 luglio 2014

LA GRAZIA A LOURDES E LA DISGRAZIA OSPEDALIERA RISVEGLIO DA COMA IRREVERSIBILE VEDOVA CORAGGIO

                  
 Nei precedenti post abbiamo approfondito la questione sulla morte cerebrale inventata per opportunità di ricerca –vivisettoria-e trapianti d’organi, ora daremo uno dei non pochi esempi di come il coma diagnosticato profondo o irreversibile non sia morte.   L’esempio è quello riferito a don Vittorio Mazzuchelli, sacerdote dell’Istituto Cristo Re Sommo Sacerdote, il quale aveva già espresso il desiderio di visitare Lourdes prima del grave incidente che lo investì il 16 gennaio 2006.  L’incidente automobilistico (contro un camion-TIR venutogli addosso) gli causò un coma profondo – morte cerebrale-, di livello tale che i medici, dell’ospedale di Rifredi, a Firenze, lo avevano dato per spacciato; perfino i liquidi del suo corpo si erano trasformati in sali.  Dopo una lunga e angosciante attesa di amici e parenti durata un mese il sacerdote, dato già per morto fin dall’inizio dai medici, si risveglia inaspettatamente pur con limiti neurologici.  Alla fine per don Mazzuchelli ci fu solo il limite di una frattura multipla e frantumata del ginocchio che lo vincolava su una sedia a rotelle con forte sofferenza e dolori, poi alleviati e risolti con la visita a Lourdes.   Di tutt’altra sorte la vicenda del cappuccino Giacomo Filon, del convento di Udine e seguace di Francesco d’Assisi e oggi molto venerato a Lourdes: il funerale del cappuccino fu il 23 luglio 1948 e la cui causa di beatificazione iniziò nel 1984, al culmine della sua vicenda tenuta nascosta.    Al cappuccino Filon fu diagnosticata una encefalite letargica e gli fu negato il viaggio a Lourdes per la sua salute fragile.  Filon non si dette per vinto e riuscì ad avere il consenso dall’Unitalsi udinese.  Il viaggio a Lourdes fu il 21 luglio 1948 e dopo ben 35 ore di viaggio in treno alle 16, arrivato a Lourdes sembrò non aver accusato nulla di quanto previsto da medici e religiosi tanto che chiese subito di andare alla grotta, ma per i medici era sconsigliato e i religiosi, ripetendo a pappagallo – tenendo più conto dell’opinione medica che della fede del francescano-  non indugiarono nel deviarlo all’ospedale Asile.  Giunto all’ospedale fu visitato e il medico non trovò nulla di preoccupante tanto che riusciva a cantare il Magnificat.   Ma in ospedale si aggravò tanto da arrivare all’estrema unzione e a alle 23 era già cadavere.  Ciò viene giustificato con il mancato incontro alla grotta, nell’affrettare i tempi della morte.  Un fatto strano è che la notizia non fu diffusa più di tanto: G.Filon fu seppellito in un angolo del cimitero dei pellegrini sotto una mera sigla, quale S35.  E’ solo grazie ad una vedova coraggiosa che il cappuccino riacquisì il suo nome assieme alla vicenda che si voleva entrambi tenere nascosti.   
   Vicende queste che vedono chi beneficiato della grazia di trovare persone rispettose del suo volere fino a non abboccare alla falsa diagnosi di morte da coma irreversibile – o cerebrale o altra invenzione di morte che sia – e continuando a vivere senza così ritrovarsi cadavere all’obitorio, magari smontato a pezzi per didattica studentesca o ricerche vivisettorie oppure per trapianti e fatto passare per benefattore…del potere medico stesso.  E, dall’altra, chi si è visto negare la sua volontà e della grazia, deviato in disgrazia ospedaliera.    Stessa sorte, come già discusso nei precedenti post, per la veggente di Fatima, Giacinta, la quale fu ricoverata contro la sua volontà e fatta cavia in ospedale, per i medici l’operazione fu un successo, e dopo nove giorni di agonia tra atroci sofferenze per le medicazioni morì.   Perseguitata più volte dai medici ospedalieri fu anche Bernadette, dove anche rinchiusa in clausura si vide le suore aprire alla ripetuta visita di commissioni mediche ospedaliere per indagare sulla sua salute mentale, di visionaria.  La veggente poi morì tra umiliazioni a soli trentasette anni.  Ricordiamo anche Letizia Cirolli, diagnosticata con tumore terminale con breve attesa di vita, della quale fu rispettata dai genitori la sua volontà di rifiutare il tentativo di “cura” con ricovero agli squallidi ospedali. Cirolli ebbe una grave crisi dopo la visita a Lourdes ma continuò a rigettare l’internamento all’infame ospedale e guarì completamente subito dopo; quasi premiata nel riscattare la negata volontà della suddetta veggente di Fatima. 
   Più che beatificare tali martiri occorrerebbe premiare gente come la suddetta coraggiosa vedova  così chi non cadde nell’inganno della diagnosi di morte da coma cosiddetto irreversibile, ed anche madre coraggio, Cirolli, che rispettò il volere della figlia e ne fu già premiata.

venerdì 18 luglio 2014

Legge 578/93 Morte Cerebrale: Passata al Senato la Morte Cerebrale di Hitler e Medici Tedeschi

   Riportiamo qui di seguito quanto inviatoci da un lettore:

Testo Unificato (PDL C100, C702, C1250) approvato, Senato DDL 1534 – Norme in materia di disposizioni del proprio corpo e tessuti post mortem (cerebrale) a fini di studi e ricerca . La Vivisezione umana, pende come spada di Damocle per l'utilizzo di persone in coma per due anni nelle università ed ospedali. Due audizioni a noi riservate in Commissione Affari Sociali nel 2005 e 2011 hanno rallentato l'iter, ma come l'idra risorge.
L'Italia vuol far cassa rendendo i suoi cittadini cavie al servizio d'altri, per ripianare il debito pubblico? In questa logica ecco il Primo illegale trapianto di cellule staminali cerebraliprelevate da un feto per un paziente affetto da sclerosi multipla (Sla). La Legge 91/99 art. 3 vieta l'uso del cervello e delle gonadi. Fanno le leggi che poi disattendono.

  La morte cerebrale è stata invezione di Hitler e dei medici tedeschi. Infatti, nei casi di follia giudicati irrecuperabili il cervello non rispondeva più alla volontà, alla coscienza, quindi il paziente era praticamente giudicato cerebralmente morto. riportiamo parte di quanto già scritto in merito: 
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"Il Nazismo non ebbe da faticare per eliminare in massa chi reputato non in grado di intendere e di volere fino al fallimento della cura nel “recupero” di tali capacità. Infatti, per i “pazzi irrecuperabili”  vi era l’eutanasia, vista come opera di salute pubblica e rigorosamente applicata nei casi mentali particolarmente gravi o di totale pazzia.  Per prevenire contestazioni morali ed etiche si dichiarava il riconoscimento di non sopprimere per scopi opportunistici quali, ad esempio quelli rivolti ai casi di vittime di gravi malattie o di incidenti anche se conservavano solo le funzioni vitali  fino a non essere in qualche modo utili alla nazione.  Comunque l’invenzione di morte cerebrale, assieme al vedere casi di assenza di coscienza non è idea di oggi attraverso gli espianti d’organo, bensì di chi dichiarò di pensare di pazzi, che non avevano neppure coscienza di se stessi come uomini,  da giudicarsi già praticamente dei morti: “Io penso che dei pazzi che non hanno neppure coscienza di se stessi come uomini sono già praticamente dei morti”. Se non hanno coscienza come uomini tutto il resto degli animali è ufficialmente –cartesianamente- macchina.  Con questa dichiarazione, sostenuta dai medici tedeschi, nel 1939, Hitler estendeva l’eutanasia sterminando gli alienati  e tutti gli altri ritenuti improduttivi: vecchi, invalidi, “anormali” etc.. Essi erano concepiti peso morto.  Lo sterminio dei pazzi irrecuperabili – morte cerebrale- attraverso ospedali per l’”eutanasia” era definito dall'operazione T4, compresa la sua segretezza -benché sembra che vi fu qualcuno che si accorse di quello che realmente si faceva, soprattutto i parenti delle vittime. Comunque, i parenti erano a priori esclusi da ogni decisione perché non medici, quindi non conoscendo la medicina non potevano giudicare il caso, quando era il caso di sopprimere. L’esecuzione della T4 era basata sul giudizio di 3 istituti, cosiddetti, di carità e da un collegio di medici -per l’eutanasia, considerata opera umanitaria: “assassinio umanitario”.
  Insomma dietro al giudizio di “morte cerebrale” si diagnostica l’incapacità di intendere e di volere e di assenza di coscienza e si concepisce, di conseguenza, l’eventuale più o meno accenno di attività motoria (del malato in coma all’atto dell’operazione chirurgica dell’espianto e, dall’altra,  dei pazzi che urlavano e si divincolano disordinatamente al momento di entrare nei camion nazisti diretti all’ospedale per l’eutanasia)  come riflesso meramente nervoso piuttosto che tentativo di comunicare qualcosa del loro stato di coscienza.     Limitarsi a giudicare come riflesso condizionato proviene da tutta una corrente riduttiva che si avvale della vivisezione.  La vivisezione a sua volta  si avvale dell’eliminazione delle componenti psichiche, dapprima, in generale, sugli animali che vengono trasposti poi all’uomo come nel caso di entrambe le “morti cerebrali” – da coma e da follia-".

  Non era difficile vedere un cosiddetto pazzo come irrecuperabile alla stessa stregua di come oggi non è così difficile far passare un malato in coma come irreversibile; di pezzi di ricambio al Terzo Mondo ce ne sono già in abbondanza e l'Italia ne ha già fatto uso negli ospedali (ad esempio l'ospedale Bambin Gesù).  
  Ricordiamo la fioraia del cimitero dov'era seppellito E.Malatesta fu fatta passare per pazza una volta che i Nazisti si accorsero che i fiori sulla tomba di Malatesta erano disposti come a seguire un codice segreto usato dalla resistenza.  Non abbiamo visto la cartella clinica della fioraia ma è certo che non fu difficile esasperargli la situazione nel farla scivolare in una diagnosi di pazzia irreversibile e farla fuori (in ospedale, molto più facilmente ed "eticamente" di una prigionia di lager o di una via Tasso): Il maestro (anarchico) Mastrogiovanni è l'esempio di un'attuale dittatura che non ha nulla da invidiare al Nazismo.  Così, tutti quei genitori che si sono visti vivisezionare i figli in coma cosiddetto irreversibile -morte cerebrale!- contro la propria volontà.  Per non parlare della Carta d'Identità ormai in via di equiparazione ad un "passaporto sanitario" pari a quello dello stato di Epidemia: la più infame dittatura, quella della polizia sanitaria.
  Hanno accusato B.Grillo di inneggiare a Hitler, gli stessi che oggi hanno promosso la legge per la morte cerebrale hitleriana per eccellenza.  E i grillini (M5S) abbozzano fessamente, stanno a guardare i bei tempi dello tsunami, cullati dal CRI CRI. in un dolce riposo....irreversibile? In effetti, già alcuni organi del "grillo" stanno trapiantati partiticamente un po di qui un po di là.   

  

domenica 6 luglio 2014

Legge 578/93 morte cerebrale: G. Berlinguer si appella a grillo parlante per Grillo silente M5S

     
   La legge sui trapianti ha trovato il via libera alla Camera..mortuaria; ora spetta al Senato decretare il decesso definitivo.
 Osservava J.E.Palack che la medicina non vuole verifiche epistemologiche. Ciò lo vediamo sopratutto nella dittatura della "morte cerebrale" per opportunità di trapianti d'organo.    
 Scriveva Giovanni Berliguer che nel ricovero manicomiale oggi psichiatrico-TSO si isola il soggetto.  Ciò è opportuno anche  per nascondere il fallimento della, diciamo, "cura". 
 Mentre il Grillo-silente M5S lasciava la legge sui trapianti d'organo trionfare al Parlamento dimenticava quanto  Berlinguer si appellasse alla saggezza del Grillo-parlante di Pinocchio scrivendo:
"Vi è chi mette perfino in dubbio la validità delle rilevazioni sulla mortalità. Eppure è  difficile non distinguere un viso di un defunto. (-Certamente, noi diciamo che in effetti chiunque sa distinguere-ndr) che un viso di un malato in coma giudicato irreversibile non è quello di un morto.  E’ vero che anche questa controversia è possibile, per esempio quando si tratta di prelevare organi per un trapianto; in questo caso la morte sia decretata troppo presto– considera il grillo parlante di Pinocchio malato- p.81:  Il burattino era stato impiccato; la Fata mandò subito a chiamare i medici più famosi del vicinato. E i medici arrivarono subito, uno dopo l’altro; arrivo, cioè, un corvo, una civetta e un grillo-parlante.  –Vorrei sapere da lor signori –disse la fata ricolgendosi ai tre signori medici, riuniti atorno al letto di Pinocchio--- vorrei sapere da lor signori se questo disgraziato burattino sia vivo o morto!...A questo invito il corvo, facendosi avanti per primo, tastò il polso a Pinocchio; poi gli tastò il naso, poi il dito mignolo dei piedi: e quand’ebbe tastato ben bene, pronunciò solennemente queste parole: -- A mio credere il burattino è bell’e morto: ma se per disgrazia non fosse morto , allora sarebbe indizio sicuro ch’è sempre vivo!   -- Mi dispiace disse la civetta – di dover contraddire il corvo, mio illustre amico e collega: per me invece, il burattino è sempre vivo; ma se per disgrazia non fosse vivo, allora sarebbe segno ch’è morto davvero.   – E’ lei non dice nulla?— domandò la fata al grillo-parlante.  –Io dico che il medico prudente, quando non sa quello che dice, la migliore cosa che possa fare, è quella di star zitto".
    Oggi mentre è il Grillo che è silente i medici inventori di morti sanno bene, quel che dicono, la sanno lunga sulla loro invenzione (di morte) tanto da rendere per la prima volta il documento d'identità anche una tessera sanitaria non dissimile da quella d'obbligo nelle dittature da polizia sanitaria per  epidemie, dove si era sempre pronti a rinchiudere in quarantena (terribile carcere sanitario dove si poteva sperimentare di tutto sul paziente-cavia) al minimo sospetto...ad esempio, oggi si sono già associati i DNA con i profili psicologici (un DNA può rappresentare quello che rappresentava la fisiognomica per il Lombroso).



mercoledì 2 luglio 2014

578/93 Morte detta Coma Irreversibile. T4/39 Morte detta Follia irrecuperabile



  Entrambe le morti citate nel titolo hanno diverse cose in comune, non ci si riferisce alle due date, 1939 e 1993 simili per inversione di una delle due coppie di numeri finali, decimali, né tanto per la sinonimia tra “irreversibile” e “incurabile” ma soprattutto per il fatto che in entrambe sono concepiti come morti i cervelli, e l'assenza di coscienza.   Il Nazismo non ebbe da faticare per eliminare in massa chi reputato non in grado di intendere e di volere fino al fallimento della cura nel “recupero” di tali capacità. Infatti, per i “pazzi irrecuperabili”  vi era l’eutanasia, vista come opera di salute pubblica e rigorosamente applicata nei casi mentali particolarmente gravi o di totale pazzia.  Per prevenire contestazioni morali ed etiche si dichiarava il riconoscimento di non sopprimere per scopi opportunistici quali, ad esempio quelli rivolti ai casi di vittime di gravi malattie o di incidenti anche se conservavano solo le funzioni vitali  fino a non essere in qualche modo utili alla nazione.  Comunque l’invenzione di morte cerebrale, assieme al vedere casi di assenza di coscienza non è idea di oggi attraverso gli espianti d’organo, bensì di chi dichiarò di pensare di pazzi, che non avevano neppure coscienza di se stessi come uomini,  da giudicarsi già praticamente dei morti: “Io penso che dei pazzi che non hanno neppure coscienza di se stessi come uomini sono già praticamente dei morti”. Se non hanno coscienza come uomini tutto il resto degli animali è ufficialmente –cartesianamente- macchina.  Con questa dichiarazione, sostenuta dai medici tedeschi, nel 1939, Hitler estendeva l’eutanasia sterminando gli alienati  e tutti gli altri ritenuti improduttivi: vecchi, invalidi, “anormali” etc.. Essi erano concepiti peso morto.  Lo sterminio dei pazzi irrecuperabili – morte cerebrale- attraverso ospedali per l’”eutanasia” era definito dall'operazione T4, compresa la sua segretezza -benché sembra che vi fu qualcuno che si accorse di quello che realmente si faceva, soprattutto i parenti delle vittime. Comunque, i parenti erano a priori esclusi da ogni decisione perché non medici, quindi non conoscendo la medicina non potevano giudicare il caso, quando era il caso di sopprimere. L’esecuzione della T4 era basata sul giudizio di 3 istituti, cosiddetti, di carità e da un collegio di medici -per l’eutanasia, considerata opera umanitaria: “assassinio umanitario”.
  Insomma dietro al giudizio di “morte cerebrale” si diagnostica l’incapacità di intendere e di volere e di assenza di coscienza e si concepisce, di conseguenza, l’eventuale più o meno accenno di attività motoria (del malato in coma all’atto dell’operazione chirurgica dell’espianto e, dall’altra,  dei pazzi che urlavano e si divincolano disordinatamente al momento di entrare nei camion nazisti diretti all’ospedale per l’eutanasia)  come riflesso meramente nervoso piuttosto che tentativo di comunicare qualcosa del loro stato di coscienza.     Limitarsi a giudicare come riflesso condizionato proviene da tutta una corrente riduttiva che si avvale della vivisezione.  La vivisezione a sua volta  si avvale dell’eliminazione delle componenti psichiche, dapprima, in generale, sugli animali che vengono trasposti poi all’uomo come nel caso di entrambe le “morti cerebrali” – da coma e da follia-.   Ciò fu dedotto già da Vance Packard (in tal caso riguardo alla manipolazione umana tramite elettronica): L’uomo verrà manipolato pari ad animali da laboratorio a partire dai manicomi.   Packard lo abbiamo già considerato, nel post immediatamente precedente al presente riguardo la tanatocrazia medica assieme alla spersonalizzazione e standardizzazione delle morti entro le mura ospedaliere.

  E’ chiaramente giusto riconoscere  l’olocausto che gli ebrei, a livello ufficiale, subirono maggiormente dal nazismo, ma bisogna ancora riconoscere quanti altri furono trucidati come i gitani (senza anagrafe) e i cosiddetti “pazzi”.  Il destino (?) ha voluto che il primo uomo cavia, completamente manipolato, in cui si effettuò il trapianto, di cuore, fosse proprio un ebreo; non visse che qualche settimana dal trapianto, con non pochi strazi.