martedì 26 maggio 2020
L'impotenza del Pentagono e il Decreto n°30 per Banca dati genoma umano cov19
Il 10 maggio 2020 e'stato varato, piuttosto in silenzio, il decreto n° 30 per autorizzare una banca dati sul genoma umano. Tutti coloro che sono stati contagiati dal cov19 saranno monitorati per seguire le possibili conseguenze future. Ciò e' comparso anche nel notiziario internet diversi giorni fa, dichiarato da dirigenti del Pentagono. Di fronte all'impotenza di conoscere chi e\o quale laboratorio abbia la responsabilità il Pentagono seguito da altre nazioni fa una sorta di "rappresaglia" sulle vittime del cov19. Si lascia supporre che il virus lasci tracce, cicatrici e che puo' ritornare a chi l'ha già avuto. In sintesi si lascia supporre che il virus sia temporizzato e inneschi col tempo anche tumori. Tutte le ipotesi potrebbero essere valide quando si gioca "meccanicisticamente" manipolando geneticamente i biosistemi nel riduzionionismo di laboratorio vivisettorio. Banca, e non deposito, di dati genetici per indicare il commercio genetico. Uno degli esempi più noti (vedi J.Rifkin) e' quello di un uomo d'affari, John Moore, al quale scoprirono particolari proprietà fisiologiche sulla crescita dei leucociti (antitumorali). Moore scoprì che parti del suo corpo erano state brevettate senza il suo consenso e che la creazione di una linea cellulare da cellule di un suo tessuto aveva fruttato tre miliardi di dollari. Il ricorso in tribunale di Moore, per i diritti di proprietà su quelle sue parti del corpo, lo vide sconfitto.
Con il cov19 il Pentagono può proseguire il progetto Manhattan, cosi come monitorava le vittime della radioattività ora lo fa per il cov19. Rimane il fatto dell'impossibilità nell' identificare chi sono e il laboratorio che fanno simili danni e finché non si fa trasparenza non si puo' continuare a giocare sulla vita.
giovedì 21 maggio 2020
Covid19, lo spacca virologi: Burioni VS Tarro
Cantava il noto cantautore Guccin in Eskimo "tu giri adesso con le tette al vento io ci giravo gia vent'anni fa". La contesa tra Burioni e Tarro per il trono di misster science. Tarro corregge Burioni il quale lo sfida per il suddetto trono sulla questione se si possa prevedere o non la scomparsa del contagio covid19 negli umani. Tarro rivendica la sua pluridecennale esperienza tanto che ce lo ricordiamo alla fine degli anni 70 in prima pagina, e nientemen del giornale "Il Male". C'e' stato qualcuno che dice di aver visto Burioni giocare a lotto e, dall'altra c'è molta gente che ancora compra latte di capra credendo di vaccinarsi contro il tumore piuttosto che diventare vegan. La ragione proviene dai fatti che seguono le ipotesi: il presente blog mostra che quando sta accadendo oggi è un esatto copione di ciò che riportava tredici anni fa. Riportiamo testualmente uno dei diversi articoli (post) che potete consultare digitando il termine "epidemie" nel rettangolino in alto a sinistra de presente blog. Constaterete la netta relazione tra zootecnia ed epidemie nonché manipolazioni genetiche vivisettrici ed epidemie. Si è avuto tutto il tempo per fare campagna di sensibilizzazione e prevenzione orientando il controllo sulle vere cause piuttosto che sui cittadini. Cio' puo' interessare anche Tarro dato che viene coinvolto anche Sabin:
martedì 26 maggio 2009
Quarantena ospedaliera Febbre Suina: Nomadi 2 Sedentari 0
Suini Soldi e Sanità
Altra sconfitta per chi voleva inquadrare i nomadi al proprio stile di vita sedentario. Anche stavolta la natura ha pareggiato i conti contro chi la viola: al posto degli immigrati disperati saranno invece visti appestati i turisti o tutti coloro che arrivano dagli USA e così fatti oggetto di visite mediche e messi in quarantena ospedaliera; al contrario di quanto si voleva dai nomadi costringendoli a diventare scolaretti con anche il "vantaggio" di essere vaccinati saranno invece gli studenti ad abbandonare le scuole e ad essere messi in quarantena ospedaliera o agli "arresti sanitari" domestici senza alcuna speranza per una vaccinazione per questa e tutte le nuove epidemie da zootecnia. Il confronto nomadi-sedentari prosegue con gli "autogol" di quest'ultimi, costretti in quarantena ospedaliera o "fermo-medico sanitario domiciliare".
mercoledì 20 maggio 2020
Coronavirus Covid19: vaccino antinfluenzale all'olio di ricino
Copia e incolla sul motore di ricerca internet:
https://m.youtube.com/watch?v=5lCCU0pKVRc
La storia e fatta a cicli, fatti che si ripetono. Oggi si pretendono vaccinazioni antiinfluenzali a partire dagli anziani, ma gli anziani soffrono spesso anche di stipsi che gli causa febbre e serie complicazioni: perché Zingaretti non obbliga anche l'olio di ricino, magari con qualche modifica genetica da renderlo proprietà (brevetto) esclusiva farmaceutica? Completerebbe il "pacchetto Zingaretto": vaccino antiinfluenzale e olio di ricino impoverito.
Si cerca un vaccino ma le terribili epidemie di vaiolo ed Ebola Sudan scomparvero improvvisamente in diverse aree e città (si pensi ad Erbe') colpite; l'epidemia marburg, invece, cessò improvvisamente ovunque, senza dare possibilità di far passare una pseudo vaccinazione come soluzione nel momento in cui sarebbe stata lentamente calando in diffusione. Eppure furono sperimentate con tanti esperimenti vivisettori; ad esempio il virus Marburg fece la prima comparsa nel 1967 nello stabilimento Behring Works, ditta produttrice, guarda caso, di vaccini ricavati dalle cellule renali dei cercopitechi grigioverdi africani. Dalle scimmie il virus salto' all'uomo.
In almeno due conferenze vi fu chi ricordò quando Emilio Servadio incontrava, di passaggio a via dei Serpenti --vicino a via Panisperna --, Enrico Fermi e lo avvertiva che stava giocando col fuoco. Cosi anche i manipolatori genetici inficiano ee giocan con la vita e ... Con la morte. Di avvertimenti ce ne sono stati non pochi. Tra i più noti quello del 2001, quando fu realizzato, in Australia un virus terribilmente letale in laboratorio vivisettorio. Il virus "ectromelia ricombinante" incide sull'interleuchina-4 del topo sopprimendo le reazioni citolitiche dei linfociti e vince sulla resistenza genetica al vaiolo murrino.
Il Coronavirus è il virus spaccavirologi; chi accusa essere stato generato da laboratorio genetico e chi avanza l'opinione che il salto sull'uomo sia stato per cause naturali. In morale ora si gioca sul torbido e si gioca, e anche bene, in borsa sul biotech. Chi la fatta se la gode, e al resto del gregge ... "peste !o colga", vaccini e "purghe". Ma ci si domanda: cosa c'entrano i vaccini antiinfluenzali col coronavirus? Nelle case di cura o di riposo per anziani furono fatti i vaccini antiinfluenzali ma diversi anziani contrassero comunque il coronavirus... Allora? Dalle ultime epidemie --Sars, Aviaria etc.-- si sono messe a punto tecnologie che mettono a "nudo" le persone. L'ultima di queste sono i rilevatori di temperatura corporea collocabili su caschetti delle forze dell'ordine. Quando, anche nella massa, si rileva qualcuno con una temperatura da influenza scatta l'emergenza e l' ntervento della polizia sanitaria per il T. S.O. (trattamento sanitario obbli gatorio) e la messa in quarantena, dove si possono testare possibili farmaci per Covid 19. Se sono state fatte a tutti le vaccinazioni antiinfluenzali obbligatorie perché hai l'influenza? Comunque vi sono casi in cui i vaccini antiinfluenzali non hanno protetto.
Aspettando una qualche sorta di vaccino si sta trovando occasione per un identikit globale accurato delle popolazioni per un mondo cronicamente medicalizzato e spianato per un'economia prevedibile, lineare, senza più contestazioni e tantissmi .. (gregorettiani) polli ruspanti.
giovedì 7 maggio 2020
COVID-19: Appuntamento con lo stato di polizia sanitaria per epidemia
Seguendo i post del presente blog si evidenzia progressivamente un processo che conduce ad un inasprimento delle misure di sorveglianza, controllo e regolazione del comportamento verso quello comunemente partecipato, cioe per chi decide per tutti noi. Il tutto anche a danno della privacy. Dopo la caduta dell'Unione Sovietica vi è stato il via libera definitivo al suddetto processo che vedeva gia nei primi anni sessanta un'estensione della sorveglianza, controllo e regolazione comportamentale - S.C.R - tanto da far realizzare un film. Nel film si vede A.Sordi in veste di vigile che multa il sindaco per guida pericolosa e il sindaco cerca pretesti per rimuoverlo dall'incarico; da qui un geniale intreccio di episodi. (1) Nella realtà il vigile si chiamava I.Melone ed il sindaco era invece il questore C. Marzano il quale rimosse il vigile che lo multo'. Per evitare scandali si venne a rendere pubblico un fascicolo riservato di due parenti stretti, del vigile, per screditarli e denigrarli su fatti passati e recenti. Segui che un giornalista volle entrare nella vicenda riferendo che esistevano milioni di schede e fascicoli nei quali erano registrati gli orientamenti politici, le abitudini, le frequentazioni, le preferenze sessuali di altrettanti italiani. (2)
Alla fine degli anni sessanta (col '68) fino ai primi anni ottanta, con manifestazioni e attentati s'impone la Legge Reale; si viene fermati, spesso, per accertamenti, di giorno, di sera e di notte.
Dopo quasi due anni dalla caduta dell'Unione Sovietica (1991), si dichiara guerra all'Iraq, trascinando i paesi alleati e metterli in Stato di Guerra, con pertinenti e rigorose regole di sorveglianza sul territorio.
Nel 2001, con l' attentato alla Torri Gemelle, si segna un passo gigante nel suddetto processo S.C.R. a livello mondiale.
Si arriva poi al poliziotto di quartiere e i militari sulla sicurezza delle strade (pur continuando furti, scippi, violenze, stupri anche al centro cittadino; ad esempio a Roma con lo stupro a Colle Oppio - di fronte al Colosseo- e a quello a Villa Borghese).
Tutto ciò non è ancora sufficiente e nelle grandi manifestazioni pubbliche si arriva ad imporre perquisizioni corporali. Nonostante tutto, ciò non è sufficiente e cosi' arriva a dare una mano il COVID-19, con forte sospetto di essere stato eicavato da una manipolazione genetica: quindi siamo finalmente giunti all'ultima tappa del processo studiato e riportato nel presente blog. Si può digitare, sul rettangolino di ricerca in alto a destra, la voce: epidemie, polizia sanitaria, indignados e arrivano i nostri. Tutto quello che oggi vi sta direttamente coinvolgendo.
domenica 9 novembre 2014
Alexandrina da Costa, o della fede contro la dannazione medico ospedaliera
Il presente post continua da quello
immediatamente precedente “Il “Misterioso salto” dalla violenza carnale alla
violenza ospedaliera” e considera la seconda parte degli abusi e violenze
medico ospedaliere ai danni di Alexandrina da Costa la quale non poteva
scappare da tutto ciò in quanto rimasta paralizzata per tentare di fuggire da
una violenza carnale gettandosi dalla finestra.
Vedremo, in questa seconda parte, che nonostante i maltrattamenti,
umiliazioni, violazioni della privacy, soprusi e molto altro ancora riportato
nella prima parte il calvario medico
ospedaliero di Alexandrina non solo non finiva lì ma si inaspriva ancor più
negli anni a venire. Infatti, A. carica
di fede, volle vivere di solo ostia consacrata (Comunione); in sintesi
digiunava in modo assoluto a partire dal 27 Marzo 1942, così per oltre 13 anni. La sopravvivenza ad un tale eccezionale
digiuno non passò inosservata a persone influenti che deviarono una tale forza
della fede in un sospetto evento “soprannaturale” ed elaborarono una sentenza
ad hoc che provocò l’immediato intervento nel porre in sicurezza A. affinché
non fosse oggetto di continue visite per lo studio di tali straordinari fenomeni. Comunque, tutto ciò – calunnie, umiliazioni,
disprezzi etc.- creò diffidenza verso A. anche da parte di chi la stimava. A. fu privata del suo tutore P. Mariano Pinho
e con l’imposizione di consegnare tutte le lettere ricevute dal suo direttore
(altro abuso della privacy). In
seguito le fecero visita cinque persone e lei individuò tra questi un medico;
il loro interrogatorio fu fatto di frecciate.
Tutto ciò non era che il riferirsi nel rinchiuderla in ospedale per
osservazione dopo il 13° mese di assoluto digiuno. Infatti, il 27 marzo 1943 fu assoggettata ancora
a visite mediche che sopportò con rassegnazione e coraggio. Il 4 Giugno il
medico tutore e il confessore ordinario comunicarono e convinsero A. e la sua
famiglia al ricovero ospedaliero: sarebbe stata isolata per un mese in
osservazione. “Ella rispose
immediatamente di no! Ma si sentì subito per soggezione ad obbedienza
all’Arcivescovo, del suo direttore e medico curante e tutti coloro a lei
interessati . Costretta così ad
accettare A. avanzò le seguenti condizioni:
A) La Comunione quotidiana. B) Di essere sempre accompagnata da sua
sorella. C) Di non essere più sottoposta ad alcun esame perché andava per
osservazioni e non per esami.
Il 10 giugno partì per l’ospedale Foce del
Duro e fu per lei strazio la separazione:
“Il viaggio in ambulanza fu difficile, perché mi sembrava che il
cuore non reggesse..con le scosse dell’autolettiga mi sentivo afflitta..Giunti
all’ospedaletto della Foce, il dott. Gomes de Araùjo non permise che
l’autolettiga mi portasse fino alla porta, chiamò i pompieri affinchè
trasportassero la mia barella dopo avermi coperto il volto perché nessuno mi
vedesse. La salita delle scale mi costò un martirio perché mi portarono con la
testa all’ingiù. Mi scoprirono il volto
solo in camera..”
L’ingenuità di A. nel dettare le condizioni
affinché accettasse l’imposizione ospedaliera si rivelò tale non appena il suo
ingresso dove alla sorella fu assegnata un’altra camera contrariamente a quanto
aveva chiesto: “Come avrei potuto stare senza di lei,
abituata a muovermi quand’era necessario, e senza le sue buone parole che tanto
mi aiutavano a sopportare il doloroso calvario?
Mi avevano appena adagiata sul letto quando mia sorella Diolinda si
presentò alla porta con la valigia in cui avevamo la nostra biancheria. IL MEDICO NEL VEDERLA, GRIDO’ COME UN
FORSENNATO: “FUORI QUELLA VALIGIA!” Permise l’ingresso alla sorella solo la
prima notte e solo nello stretto tempo per far vedere all’infermiera come
voltare A. nel letto”. Rimasero a
vigilanza delle assistenti guardiane con l’ordine di vigilare su tutti i miei
movimenti. L’infermiera la fece
soffrire. “Il sabato venne il dott. E.
Gomes deAraùjo –Reale Accademia di Medicina di madrid- specialista in malattie
nervose e artritiche. La mia prostrazione era tale che non udii quando bussò
alla porta, sempre chiusa a chiave. Lo
udii solo quando, vicino al mio letto, sussurrava all’infermiera: “E’
spacciata, è spacciata”. Con ciò il
medico voleva intimorirla affinché non digiunasse e la riprese duramente per
questo motivo ed A. capì sentendosi profondamente ferita. Il medico tutore Azevedo la difende dicendo
ch’era là solo per le prove del suo digiuno e la normalità di mente niente più. Vi è la farsa del “cattivo”, Arajùjo e del
“buono” Azevedo. Dapprima adoperarono
toni duri contro il digiuno poi passarono alle buone. Ogni volta che il medico apriva la porta era
per A. un’angoscia. Il tempo passava col
succedersi scambiarsi delle infermiere secondo la volontà del medico con alcune
A. soffriva di più perché oltrepassavano i limiti dei loro doveri e diritti.
Alexandrina subì anche un altro medico, Alvaro che gli mandò una sua
sorella sorvegliante e fu il periodo peggiore.
La nuova sorella sorvegliante controllava perfino se la sorella di A.,
nel breve periodo di voltarla nel letto, le avesse lasciato qualcosa: “con la
scusa di non sentire freddo mi scopriva e poi mi ricopriva meticolosamente e
cercando” “..e A. apriva le braccia come di resa..Fu tolta tutta la biancheria
per essere ispezionata”. Rigore
“scientifico” per l’analisi sul digiuno durata 40 giorni e 40 notti.. Alexandrina fu portata in ospedale per
essere cavia sul suo fenomeno di sopravvivenza al digiuno di cui avevano
parlato anche i medici. La relazione del
suddetto medico ospedaliero Araùjo riguardo il trattamento di A. aveva per titolo “Notevole caso di astinenza ed anuria”
e si scrive che: “E’ per noi assolutamente certo che, durante quaranta giorni
di degenza, l’Ammalata non mangiò ne bevve: l’insieme delle cose osservate ci
porta a credere che tali enomeni possano venire da tempi precedenti. Non possiamo dubitarlo. Forse da tredici mesi secondo le informazioni
avute. Non sappiamo”. Il medico scambia la fede di A. come malattia
giudicandola per questo ammalata. Alexandrina era ridotta a cavia affinché si potesse
operare con regole sperimentali rigide per non inficiare la sperimentazione
stessa sul suo lungo digiuno che non le causava serie conseguenze se non la
morte stessa: una sfida alle certezze della medicina. Il suo medico tutore, che faceva la parte di
chi la difendeva ma che sosteneva la sperimentazione convincendola al ricovero
scrisse la sua relazione: “In questo
strano caso, vi sono particolari, i quali per la loro importanza fondamentale
di ordine biologico, come per la durata dell’astinenza dai liquidi e l’anuria,
ci lasciano perplessi, in attesa di una spiegazione che porti luce
necessaria”. La relazione di Azevedo
continua con il medico ospedaliero Alberto de Lima della facoltà di medicina di
Oporto – cioè aderente all’ospedale dove A. era già stata forzatamente
condotta-. Nella relazione entrambi i medici hanno il coraggio di asserire che
A. ricoverata all’ospedale Foce del Duro fu seguita da Gomes de Araùjo e sotto
la vigilanza giorno e notte di persone coscienziose e desiderose di scoprire la
verità e che la sua astinenza da solidi e liquidi fu assoluta durante tutto
quel tempo. Infatti, scoprirono bene le lenzuola per vedere se la sorella in
quel breve periodo che la visitava per voltarla nel letto non le avesse
lasciato cibo o acqua. Alexandrina fu
deportata in ospedale per malafede dei medici nei suoi confronti, sarebbe stato
sufficiente un controllo da assistenza domiciliare che avrebbe provocato meno
traumi e torture ma non sarebbe stato così professionale, specialistico, come
all’interno di un ospedale; vero e proprio panottico; che avrebbe comportato
prestigio di ricerca per la carriera dei medici di fronte ad un caso in cui il
lungo digiuno non comportava cambiamento di peso, di temperatura, di
respirazione, di tensione, del polso, del sangue, delle sue facoltà mentali e
che non implicava necessità naturali. Il
tutto viola le leggi della fisiologia e della biochimica non dando alcuna
spiegazione della sopravvivenza di questa che chiamano ammalata. Oltre tutto si confermano i molti
interrogatori e moltissime conversazioni per dimostrare l’ottima disposizione e
lucidità di spirito della cavia Alexandrina, e non lo si riporta per denunciare
il supplizio della degente ma come test psichiatrico per una tale
situazione. I medici ospedalieri
lasciano i resti, gli avanzi a coloro, che fido, li hanno serviti, i religiosi,
in merito a quel breve periodo di un venerdì alle ore quindici dove si
sospettano fenomeni mistici. L’attestato
è firmato in data 26 luglio 1943 e fu spedito ad un egregio professore dal
Reverendo P.Mariano Pinho – guarda caso quello che era stato “ingiustamente”
estromesso come tutore di Alexandrina e che ora ha un ruolo nel
prestigioso caso-. Così risponde il
suddetto egregio Innominato: “Nel restituire al mio amico reverendo e cliente
le copie delle relazioni mediche…Fu soprattutto come medico in nutrologia, e
non soltanto come cattolico, che trovai interessante ciò che avvenne nella
suddetta ammalata –condivide il ruolo di ammalata di A. piuttosto che inferma.
Ma ammalata di cosa? Di fede. A. ringraziò il medico Arajùo per la serietà con cui aveva svolto il suo compito, nel farla soffrire nell'ubbidienza ed anche perché è cosi che si pretende in tutti i luoghi di feroce dittatura (vedi filmato allegato al post). A. subì l’osservazione psichiatrica anche per appurare
se vi fossero segni d’isterismo. Per A.
vi fu una completa commissione d’indagine insospettatissima e competente che
l’osservò con rigorosa vigilanza. Alexandrina si aggiunge a tutte le altre
figure di sante. beati, guru etc. riprese nei rispettivi post del presente blog
che subirono il trattamento medico ospedaliero ed a cui si difesero con la fede
sopportando fino allo strazio gli abusi, sopraffazioni, umiliazioni, inganni e tutto ciò che può
rendere l’idea di luoghi malevoli (in termine religioso malefici) resi necessari perfino per ciò che vi è di più
naturale come la gravidanza –oggi monitorata per giustificare i farmaci che
serrano chimicamente l’utero- e il parto –cesareo di regola- tanto che una
donna incinta o partoriente che non si voglia mettere in sicurezza medico
ospedaliera può sospettarsi potenziale infanticida.
martedì 28 ottobre 2014
Il “Misterioso Salto” dalla Violenza Carnale e Violenza Medico Ospedaliera
La finestra dove è saltata Alexadrina per evitare la violenza carnale
Abbiamo già riportato e discusso la
violazione della Costituzione, almeno quella Italiana oltre a tutti i possibili
abusi e nefandezze varie degli ospedali.
Parlando di Costituzione non si può non andare alla sua sorgente
costituita per gran parte dai partigiani.
Vedremo in questo post vicende da salti dalla finestra per la libertà
per i diritti e dignità a costo della morte e della paralisi. L’anno scorso un noto partigiano e regista,
che aveva combattuto per non sottostare alla dittatura, seriamente limitato nei
suoi movimenti da un incidente, fa il suo ultimo coraggioso gesto di libertà
nel buttarsi dalla finestra evitando di ritornare in ospedale. Diversi mesi
prima ad un suo collega, altrettanto noto regista, non riuscì di gettarsi dalla finestra prima del
suo ingresso all’ospedale (S. Giovanni-Roma) e dovette farlo all’interno di
questi squallidi luoghi. Un giorno,
all’istituto d’arte drammatica di Roma “Duse” dopo un saggio basato sulla
resistenza francese fu chiesto ad un noto partigiano lì presente se ricordava
le sofferenze delle torture subite durante gli interrogatori. Il partigiano rispose che la paura peggiore
non erano le torture in generale, quale ad esempio lo strappo delle unghie che
comporta un dolore intenso e continuo, ma, in particolare, quando ti rompevano
le ossa perché così paralizzato non potevi riuscire a scappare, evadere. Il partigiano continuò a parlare e portò come
esempio una sua evasione con esito positivo.
Condotto da prigioniero in un istituto per lavoro forzato di pulizia
notò che la serratura della finestra era difettosa e poteva essere aperta; non
appena colui che doveva vigilarlo si allontanò fu un’occasione immediata, tanto
immediata da non tener conto dell’altezza della finestra dal suolo né di dove
si trovasse la sentinella sulla strada sottostante – in ognuno di questi casi
ne sarebbe uscito morto -: riuscì ad aprirla e a buttarsi giù da un secondo
piano rialzato e proprio mentre la sentinella era distante e di spalle corse
via guadagnando la libertà.
Sfortunata, invece, fu Alexandrina la quale fuggendo da un tentativo di
violenza carnale si buttò giù da una finestra posta al secondo piano rialzato, infatti,
per lei non vi fu libertà, nemmeno nella morte ma proprio in ciò che era temuto
dai partigiani: la rottura delle ossa che, oltretutto, la rese paralitica per
tutta la vita tanto da non poterla poi far “evadere” dalle visite mediche e
soprattutto dagli ospedali che subì per le loro nefandezze e violenze. Un destino simmetrico anche riguardo a Carmela CIrella che non potendosi buttare dalla finestra prima della violenza carnale
da parte di chi credeva suoi amici vi si buttò dopo aver subito l’internamento
ospedaliero; pertanto subì entrambe le violenze, carnale e ospedaliera ma ebbe
poi la…“fortuna” di trovarsi al settimo piano e trovare la…“libertà” nella
morte.
Alexadrina visse proprio durante la seconda guerra mondiale (ed anche
una decina d’anni dopo) ma pur non subendo la guerra subì non da meno di un partigiano
catturato ed in più continuò anche dopo in una sofferenza, violenza, senza o
quasi tregua. Grazie al prezioso documento sulla storia di
Alexandrina si può far luce sui sentimenti di chi subisce la demenzialità medico specialistica e la chiusura nei loro istituti ospedalieri a fare da cavia, come
fu Alexandrina.
Alexandrina era ispirata a Fatima e nel 1928, già inferma, chiese di
essere aiutata ad andarci ma i religiosi, confidando più sui suggerimenti
medici che sulla fede, glielo impedirono –alo stesso modo di come lo impedirono
ad un frate malato deviandolo in ospedale dove peggiorò e morì. Circa dieci anni dopo i religiosi assieme ai
medici costrinsero Alexandrina a partire per l’ospedale di Oporto per analisi
approfondite e a lei non rimase che porre in evidenza l’ingiustizia e la contraddittorietà
nell’avergli negato il viaggio a Fatima quando non stava così male e il
pretendere ora, in uno stato peggiore, il viaggio all’ospedale di Oporto.
Agli esami dei teologi A. dovette subire quelli medici per lei assai
dolorosi perché, come riferisce, lasciavano il suo corpo in misero stato: “Mi
pareva di andare di tribunale in tribunale per essere giudicata, come se avessi
compiuti i peggiori crimini”. “Quanto mi
costava vederli entrare in camera mia e, dopo di avermi esaminata e interrogata,
il saperli riuniti in altra sala per discutere il mio caso, lasciando me sotto
il peso della maggior umiliazione! Mi
pare che neppur il eggior crimnale sarà giudicato con più minuziosità… Ricordo
che mentre il direttore mi parlava della venuta di alcuni medici provai un
grande tormento… Mancavano proprio i medici per completare il mio
calvario! Alcuni di loro furono come
carnefici sul mio cammino”.
Il 6 dic. 1938 fu messa in ambulanza per Oporto e fu un viaggio
dolorosissimo per tutte le tre ore e mezza.
Ella fa presente che una volta arrivata all’ istituto figlie di maria
Immacolata vene il medico Peceguiro e fu solo per aumentare i suoi dolori.
Anche il ritorno fu doloroso. Con gli
esami dei medici e dei teologi il suo caso fu diffuso al popolo aumentando il
suo martirio; contro il desiderio della privacy.
Il dottor Araujo esaminò scrupolosamente
Alexandrina partendo dai dati dell’archivio medico familiare. All’epoca, chiaramente, non vi erano i
computer per archiviare una gran mole di dati iatro-genealogici eppure si
riporta l’assenza di alcolizzati né anormali; qualche canceroso e
tubercolotico; tutti attivi di temperamento nervoso e franco; di buoni costumi,
buona gente. Pensate ora alla vertiginosa
mole di dati individuali e genealogici provenienti da qualsiasi ambito pubblico
e privato di un individuo nei nostri giorni: dal profilo
psicologico-psichiatrico, comportamentale dall’asilo all’università, dal lavoro
(o disoccupazione) all’età della pensione.
Ella fu interrogata da sacerdoti che pubblicarono tutto violando la
privacy. Diversi giorni dopo, 26 dic. 1938, A. fu
visitata dall’eminente psichiatra Elisio Moura che la trattò crudelmente: “Mi
trattò crudelmente, volendomi mettere a sedere su una sedia con tutta la
violenza di cui fu capace. Non potendo
ottenere, mi buttò come corpo morto sul letto, tentando su di me una ginnastica
che mi fece soffrire orribilmente; poi mi turò la bocca, mi rigirò parecchie
volte sul letto con rudezza facendomi battere col capo contro il muro. Il
medico accortosi che stavo per svenire, mi diede uno schiaffò e mi gridò: “Mia
Giovanina, non perdere i sensi!”.
“Scoppiai a piangere..gli perdonai tutto in vista della serietà del suo
esame”. Tentò di ipnotizzarla e di prenderla anche con le buone maniere ma
fallendo divenne ancora più deciso vedendola infastidita e “si buttò nervoso su
di lei,e quasi per chiuderla in una
morsa, assicurò le ginocchia sotto il ferro del letto,e cercò con le mani di
aggrapparsi al ferro della sponda opposta, ma per quanto sforzo facesse per
tenere ferma l’ammalata, non vi riuscì”. Si congedò con queste parole: “Ciao,
Alessandrina, e prega anche per me”.
Agli esami dei teologi A. dovette subire quelli medici per lei assai
dolorosi perché, come riferisce, lasciavano il suo corpo in misero stato: “Mi
pareva di andare di tribunale in tribunale per essere giudicata, come se avessi
compiuti i peggiori crimini”. “Quanto mi
costava vederli entrare in camera mia e, dopo di avermi esaminata e
interrogata, il saperli riuniti in altra sala per discutere il mio caso,
lasciando me sotto il peso della maggior umiliazione! Mi pare che neppur il peggiore criminale sarà
giudicato con più minuziosità… Ricordo che mentre il direttore mi parlava della
venuta di alcuni medici provai un grande tormento… Mancavano proprio i medici
per completare il mio calvario! Alcuni
di loro furono come carnefici sul mio cammino”.
Nonostante tutto questa è solo la prima parte del calvario medico
ospedaliero imposto ad Alexandrina vedremo fra uno o due post la seconda parte
di questo martirio dove A. sarà ancor più vera e propria cavia nel dominio
medico ospedaliero.
sabato 23 agosto 2014
Medicina Nazista e Medicina di altre Nazioni: un confronto. Cavie umane - animali
A Giugno si è svolto al Senato un convegno sulla resistenza e sulla liberazione. Alle porte dei settantanni dalla liberazione si è voluto mantenere la memoria, per non obliare gli orrori. Non ci è stato consentito poter partecipare al convegno, ma anche qui vorremmo aggiungere qualcosa su quanto detto e/o non detto dai relatori.
“Su 90.000 medici in servizio in Germania circa 350 hanno commesso crimini medici mentre gli altri non hanno differito da quelli di altre nazioni”.
Abbiamo già scritto sulle cavie umane e recentemente diversi post sono stati dedicati alla legge 578/93 approvata dal Parlamento ed in via di conferma al Senato che dà via libera nel disporre di cavie umane da vivisezionare e/o espiantargli gli organi per trapianti. In questi post abbiamo tracciato un profilo tra suddetta legge e la medicina nazista, che considerava una morte cerebrale che consentiva di far cessare tutte le altre le altre sane funzioni fisiologiche – praticamente era eutanasia o pena di morte al pari della morte cerebrale per coma detto irreversibile -. In generale ci si chiede la differenza tra la medicina nazista e tutte le altre. Infatti, mentre in Germania si consumavano i crimini medici non da meno avveniva nelle altre nazioni e paradossalmente ciò è emerso proprio nei luoghi di pena --abbiamo spesso abbinato la similitudine tra prigioni e ospedali — costituendosi più trasparenti degli ospedali, probabilmente si riteneva normale e non aberrante il fatto di avvalersi del carcerato per fargli espiare la colpa con ciò che ritenevano un “progresso” per la ricerca medica. Ad esempio, dal 1942 al 1945, n U.S.A. furono fatti cavie dodici condannati a morte per esperimenti sul hascisc. Più precisamente, a New York, il comitato di lotta contro la droga presieduto dal sindaco di questa città sperimentava l’effetto dell Hascisc su 72 detenuti U.S.A.
Così proseguendo, nel 1945, congedato il nazismo – in via del processo di Norimberga -- già nella rivista Life (4-6-1945) si leggeva che in 3 tipi di istituti penali U.S.A. si servivano di prigionieri per farne cavie in medicina. Precisamente, nella Prigione Federale di Atlanta e dell’Illinois, così anche per gli istituti di correzione del New Jersey: 800 prigionieri “offerti” volontari cavie per inoculazione dei germi della malaria senza ricavarne vantaggi ne riduzione della pena. Ogni prigioniero, nell’Illinois, firmava a responsabilità propria dei rischi facendo svincolare da tali responsabilità l’Università di Chicago e facendo presente di non aver avuto nessuna costrizione, mentre nelle prigioni federali vi erano compensi (ad esempio consistevano in 100-150 dollari, cioè 50 prima del trattamento e cento un anno dopo – quindi se riusciva a sopravvivere-): “E sconosciuto il loro grado di tossicità, tuttavia non utilizzeremo alcun farmaco che abbia rivelato una seria tossicità in sede di sperimentazione su animali”.
In Turchia fu fatta ricerca vivisettoria sul tifo contagiando con bacilli di tifo i condannati a morte. Ora possiamo pensare il motivo per cui la pena di morte trovasse difficoltà ad essere abolita anche in paesi democratici e dichiaratisi civilmente morali. Il carcerato Keanu, condannato a morte nelle Hawai, scelse di fare da cavia facendosi contagiare la lebbra per non essere ucciso… Morì di lebbra. Sempre negli U.S.A. Goldberger promise ai detenuti la libertà in cambio di far da cavie per inoculazione della pellagra. A Manila fu permesso all’Americano Strong di contagiare 900 condannati a morte di bacilli della peste per fare da cavie; risulterebbe che non fecero morti ma erano pur sempre bacilli vivi e comunque le 900 cavie umane contrassero la peste . Sempre a Manila, l’Istituto di Worcester sperimentava nuovi farmaci su detenuti nelle prigioni di Bilibid. Alcuni scienziati U.S.A. eseguirono diversi esperimenti su indigeni delle isole del Pacifico e sui Coolies, sui quali il dottor Reed sperimentò la febbre gialla; si conta un morto cavia della sperimentazione del dottor Strong del beri-beri nelle Filippine – malattia non presente in quella nazione. Inghilterra e Francia usavano negri come cavie per esperimenti sul sonno. La Francia autorizzò anche ricerche vivisettorie su esseri umani consistenti nel contagiarli della sifilide e gonorrea. Tra i medici carnefici troviamo nomi di prestigio quale Adler, premiato dalla Società Reale dì igiene e malattie tropicali, il quale ha infettato con il Kala-Azar cinque persone ammalate di cancro ed in seguito morte. Cavie umane vi furono anche tramite Heimann, Heibrunn, Gungann i quali somministrarono penicillina per via intracerebrale a tre paralitici morti in seguito al trattamento. Ancora, negli U.S.A. Vie e Stocks hanno inoculato l’epatite virale in 250 persone per studiare l’acqua come veicolo del virus. Esperimenti anche su cavie umane in Messico da Otero, in Indocina dal direttore dell’Istituto Pastesur Yersin, in Algeri da Sergent, in Turchia da Hamadi ed in Polonia da Sparrow e quasi tutti da individui incolti. Molto probabilmente ora sappiamo che quando ai ricoverati in ospedale si chiede il titolo di studio uno dei motivi può essere questo. Infine, furono inoculati di streptococchi 25 detenuti U.S.A. In quest’ultimo esperimento le cavie umane furono giustificate dal fatto che in molti paesi lo si era sperimentato così in reparti pediatrici perché non era possibile sperimentare sugli animali. Il basare la vivisezione come una sorta di garanzia per poter sperimentare sugli umani era considerato entro dei limiti. Sperimentare sugli umani non era reato a queste condizioni: se con il consenso della cavia umana; se era necessario ed irrealizzabile in altro modo; se preceduto da vivisezione animale e studio approfondito della malattia; se scevro da sofferenza fisica e morale non necessaria; se vi è qualche motivo di credere che comporti invalidità o morte; i rischi non devono superare il valore umanitario della soluzione ricercata; lo sperimentatore deve essere qualificato; la cavia umana deve poter interrompere volontariamente l’esperimento; il vivisettore deve essere pronto ad interrompere l’esperimento in caso di pericolo.
Questi limiti chiaramente sono ad arbitrio di chi decide la necessità,
la validità della vivisezione etc.. nonché decide anche per la cavia. Insomma, sono limiti fatti da chi è
qualificato in tali pratiche, cioè lo sperimentatore vivisettore, infatti non
vi sono limiti agli errori, ai danni e ai fallimenti della vivisezione. Dopo questa indagine sugli errori, abusi e
orrori sulle cavie umane per non ricavarne successo che nei limiti della
sperimentazione vivisettoria stessa .-durante il processo di Norimberga un
imputato fisiologo si giustificò dicendo che: “Noi fisiologi abbiamo sempre
condotto i nostri esperimenti sugli animali..ed i risultati sono sempre stati
soddisfacenti”- E’ chiaro che i successi
sono laddove si può manipolare come si vuole la cavia e, oltre tutto, a
simulare grosso modo una malattia che non corrisponde ai tempi e allo sviluppo
della stessa in natura. La ricerca
sui fallimenti, danni ed errori delle pratiche vivisettorie oltre a quelle
naziste, denunciate nel processo di Norimberga contro le altre nazioni, continuò e continua tuttora amplificando il
numero dei fallimenti e danni vivisettori fino a confermare l’inutilità e
dannosità della pratica vivisettoria, ma
l’enorme numero di fallimenti e danni vivisettori non è incluso nei limiti
della sperimentazione vivisettoria per farla cessare e così contribuire verso
altri metodi, questo progresso è finora bloccato o almeno limitato dalla ricerca
vivisettoria: anche il nazismo ha avuto dei limiti, invece la vivisezione
continua, non ha limiti è fuori etica, l’unico suo scopo è facilitare il consenso a passare a cavie umane con conseguente
fallimento.
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