sabato 3 aprile 2010

Michele Emmer: La matematica del dubbio e la gabbia meccanica -1

Tra i libri e documenti di vario genere, testimonianze del travaglio in cui si imbatte il malcapitato che fa ingresso nelle infami strutture ospedaliere, oltre a quelli che abbiamo discusso due post fa, vi è quello dell'emerito professore di matematica M.Emmer. Egli lascia testimonianza del suo "calvario" ospedaliero attraverso un interessante testo, ben redatto in complessità: "Lo specchio della felicità", Ponte alle Grazie, 2000. Il suo dramma può rappresentarsi come quegli incubi dove, rimanendo in dormiveglia, si ha la sensazione di svegliarsi e di uscirne ma poi ti rendi conto che continua imprigionandoti di nuovo. All'inizio le sue critiche sono assenti o comunque sommesse, ciò dovuto alla precedente angosciante esperienza nel ritrovarsi di fronte il proprio figlio colpito da una malattia che lascia poche speranze, per poi vederlo ritornare ad una vita regolare e magari essere riconoscenti nell'ambito medico in cui è stato trattato: in questo caso la medicina ufficiale. Tant'è che in seguito il figlio sceglierà iscriversialla facoltà di medicina. Ma, non molto tempo dopo, quando si ripresenterà l'incubo investendo la moglie, Emmer avrò da rendere conto che quel riconoscimento non è dissimile da chi lo lo rivolse, cartelle cliniche con attesa di vita anche di una settimana, all'acqua di Lourdes, al siero Bonifacio, al rimedio Gallo, al metodo Di Bella, ai santoni ayurvedici, a streghe, maghi, guaritori etc.: se il destino è beffardo tale sarà il decorso che ti segnerà. Segue che più chiaro gli apparirà il ricordo di quel comportamento apparentemente bizzarro del suo suocero: primario anatomo-patologo nonché psichiatra, che si era lasciato morire inveendo contro i colleghi e rifiutando le cure proprio nell'ospedale dove era stato primario. Inizia il suo terribile percorso che egli, però, cerca di affrontare con lucidità, considerando, per questo, i suggerimenti dell'associazione contro la malattia incurabile che lo aveva coinvolto: un male incurabile fa attaccare contro i medici ma nessuno ha provocato il tuo male e nessuno poteva prevenire. Già, "NESSUNO". Chi è stato? Nessuno. Con ciò non potevano che meglio avviare a quell'odissea che coinvolge il malcapitato nelle infami strutture ospedaliere. ...Nessuno ha provocato il male: le sofisticazioni alimentari , dagli omogeneizzati "super-ormonizzati", alle mozzarelle con diossina, fino, addirittura, alle recenti creme con peperoncino cancerogeno. Così anche le cosiddette nanoparticelle scoperte cancerogene da coloro che, tra l'altro, non godevano di finanziamenti, e che si sono poi visti togliere via gli strumenti di ricerca proprio dalle associazioni contro i tumori, quelle che avrebbero dovuto sostenerli. Ma, E. prosegue il suo calvario scivolando più volte sulle speranze, sulle promesse delle nuove terapie che si stanno sperimentando, sopratutto genetiche, e, dall'altra, urtando contro le continue sentenze dei medici che ripetevano che la moglie doveva morire, che il male non l'avrebbe lasciata nemmeno quando si sarebbe sentita bene. Da quest'ultima sparata E. riconosce le parole delle lingue biforcute far più male del silenzio; essi, oltre tutto, dicono ma nulla scrivono. E' il loro mondo dell'incertezza di una dottrina meramente statistica, non scientifica: la moglie doveva morire e non si poteva più rompere le scatole. E. scrive più incisivo, chiaro, denuncia l'errore di interpretazione delle lastre che provocò un'inutile operazione chirurgica alla moglie! E nel libro va man mano trasparire un'interesse verso l'assistenza ma nella disapprovazione per l'operato medico. Egli ammette comunque che l'assistenza ha costi vertiginosi e le cliniche modello sono utopiche, come la Sloan Kettering, famosa clinica-vampiro accessibile per i pochi grandi facoltosi. ....Continua