Tra i libri e documenti di vario genere, testimonianze del travaglio in cui si imbatte il malcapitato che fa ingresso nelle infami strutture ospedaliere, oltre a quelli che abbiamo discusso due post fa, vi è quello dell'emerito professore di matematica M.Emmer. Egli lascia testimonianza del suo "calvario" ospedaliero attraverso un interessante testo, ben redatto in complessità: "Lo specchio della felicità", Ponte alle Grazie, 2000. Il suo dramma può rappresentarsi come quegli incubi dove, rimanendo in dormiveglia, si ha la sensazione di svegliarsi e di uscirne ma poi ti rendi conto che continua imprigionandoti di nuovo. All'inizio le sue critiche sono assenti o comunque sommesse, ciò dovuto alla precedente angosciante esperienza nel ritrovarsi di fronte il proprio figlio colpito da una malattia che lascia poche speranze, per poi vederlo ritornare ad una vita regolare e magari essere riconoscenti nell'ambito medico in cui è stato trattato: in questo caso la medicina ufficiale. Tant'è che in seguito il figlio sceglierà iscriversialla facoltà di medicina. Ma, non molto tempo dopo, quando si ripresenterà l'incubo investendo la moglie, Emmer avrò da rendere conto che quel riconoscimento non è dissimile da chi lo lo rivolse, cartelle cliniche con attesa di vita anche di una settimana, all'acqua di Lourdes, al siero Bonifacio, al rimedio Gallo, al metodo Di Bella, ai santoni ayurvedici, a streghe, maghi, guaritori etc.: se il destino è beffardo tale sarà il decorso che ti segnerà. Segue che più chiaro gli apparirà il ricordo di quel comportamento apparentemente bizzarro del suo suocero: primario anatomo-patologo nonché psichiatra, che si era lasciato morire inveendo contro i colleghi e rifiutando le cure proprio nell'ospedale dove era stato primario. Inizia il suo terribile percorso che egli, però, cerca di affrontare con lucidità, considerando, per questo, i suggerimenti dell'associazione contro la malattia incurabile che lo aveva coinvolto: un male incurabile fa attaccare contro i medici ma nessuno ha provocato il tuo male e nessuno poteva prevenire. Già, "NESSUNO". Chi è stato? Nessuno. Con ciò non potevano che meglio avviare a quell'odissea che coinvolge il malcapitato nelle infami strutture ospedaliere. ...Nessuno ha provocato il male: le sofisticazioni alimentari , dagli omogeneizzati "super-ormonizzati", alle mozzarelle con diossina, fino, addirittura, alle recenti creme con peperoncino cancerogeno. Così anche le cosiddette nanoparticelle scoperte cancerogene da coloro che, tra l'altro, non godevano di finanziamenti, e che si sono poi visti togliere via gli strumenti di ricerca proprio dalle associazioni contro i tumori, quelle che avrebbero dovuto sostenerli. Ma, E. prosegue il suo calvario scivolando più volte sulle speranze, sulle promesse delle nuove terapie che si stanno sperimentando, sopratutto genetiche, e, dall'altra, urtando contro le continue sentenze dei medici che ripetevano che la moglie doveva morire, che il male non l'avrebbe lasciata nemmeno quando si sarebbe sentita bene. Da quest'ultima sparata E. riconosce le parole delle lingue biforcute far più male del silenzio; essi, oltre tutto, dicono ma nulla scrivono. E' il loro mondo dell'incertezza di una dottrina meramente statistica, non scientifica: la moglie doveva morire e non si poteva più rompere le scatole. E. scrive più incisivo, chiaro, denuncia l'errore di interpretazione delle lastre che provocò un'inutile operazione chirurgica alla moglie! E nel libro va man mano trasparire un'interesse verso l'assistenza ma nella disapprovazione per l'operato medico. Egli ammette comunque che l'assistenza ha costi vertiginosi e le cliniche modello sono utopiche, come la Sloan Kettering, famosa clinica-vampiro accessibile per i pochi grandi facoltosi. ....Continua
sabato 3 aprile 2010
Michele Emmer: La matematica del dubbio e la gabbia meccanica -1
Tra i libri e documenti di vario genere, testimonianze del travaglio in cui si imbatte il malcapitato che fa ingresso nelle infami strutture ospedaliere, oltre a quelli che abbiamo discusso due post fa, vi è quello dell'emerito professore di matematica M.Emmer. Egli lascia testimonianza del suo "calvario" ospedaliero attraverso un interessante testo, ben redatto in complessità: "Lo specchio della felicità", Ponte alle Grazie, 2000. Il suo dramma può rappresentarsi come quegli incubi dove, rimanendo in dormiveglia, si ha la sensazione di svegliarsi e di uscirne ma poi ti rendi conto che continua imprigionandoti di nuovo. All'inizio le sue critiche sono assenti o comunque sommesse, ciò dovuto alla precedente angosciante esperienza nel ritrovarsi di fronte il proprio figlio colpito da una malattia che lascia poche speranze, per poi vederlo ritornare ad una vita regolare e magari essere riconoscenti nell'ambito medico in cui è stato trattato: in questo caso la medicina ufficiale. Tant'è che in seguito il figlio sceglierà iscriversialla facoltà di medicina. Ma, non molto tempo dopo, quando si ripresenterà l'incubo investendo la moglie, Emmer avrò da rendere conto che quel riconoscimento non è dissimile da chi lo lo rivolse, cartelle cliniche con attesa di vita anche di una settimana, all'acqua di Lourdes, al siero Bonifacio, al rimedio Gallo, al metodo Di Bella, ai santoni ayurvedici, a streghe, maghi, guaritori etc.: se il destino è beffardo tale sarà il decorso che ti segnerà. Segue che più chiaro gli apparirà il ricordo di quel comportamento apparentemente bizzarro del suo suocero: primario anatomo-patologo nonché psichiatra, che si era lasciato morire inveendo contro i colleghi e rifiutando le cure proprio nell'ospedale dove era stato primario. Inizia il suo terribile percorso che egli, però, cerca di affrontare con lucidità, considerando, per questo, i suggerimenti dell'associazione contro la malattia incurabile che lo aveva coinvolto: un male incurabile fa attaccare contro i medici ma nessuno ha provocato il tuo male e nessuno poteva prevenire. Già, "NESSUNO". Chi è stato? Nessuno. Con ciò non potevano che meglio avviare a quell'odissea che coinvolge il malcapitato nelle infami strutture ospedaliere. ...Nessuno ha provocato il male: le sofisticazioni alimentari , dagli omogeneizzati "super-ormonizzati", alle mozzarelle con diossina, fino, addirittura, alle recenti creme con peperoncino cancerogeno. Così anche le cosiddette nanoparticelle scoperte cancerogene da coloro che, tra l'altro, non godevano di finanziamenti, e che si sono poi visti togliere via gli strumenti di ricerca proprio dalle associazioni contro i tumori, quelle che avrebbero dovuto sostenerli. Ma, E. prosegue il suo calvario scivolando più volte sulle speranze, sulle promesse delle nuove terapie che si stanno sperimentando, sopratutto genetiche, e, dall'altra, urtando contro le continue sentenze dei medici che ripetevano che la moglie doveva morire, che il male non l'avrebbe lasciata nemmeno quando si sarebbe sentita bene. Da quest'ultima sparata E. riconosce le parole delle lingue biforcute far più male del silenzio; essi, oltre tutto, dicono ma nulla scrivono. E' il loro mondo dell'incertezza di una dottrina meramente statistica, non scientifica: la moglie doveva morire e non si poteva più rompere le scatole. E. scrive più incisivo, chiaro, denuncia l'errore di interpretazione delle lastre che provocò un'inutile operazione chirurgica alla moglie! E nel libro va man mano trasparire un'interesse verso l'assistenza ma nella disapprovazione per l'operato medico. Egli ammette comunque che l'assistenza ha costi vertiginosi e le cliniche modello sono utopiche, come la Sloan Kettering, famosa clinica-vampiro accessibile per i pochi grandi facoltosi. ....Continua
venerdì 19 marzo 2010
Il Corriere della Sera, il Calamaro, la Mozzarella: lo schiaffo e la carezza
Si è arrivati praticamente a commissariare anche le mozzarelle. Infatti, qualche settimana fa, i media riportavano che neanche il garante sanitario non ha potuto garantire la diffusione di mozzarelle di bufale "arricchite" (diossine e altre schifezze). Due settimane fa alcune attrici di teatro mi riferivano che si erano rotte chi la gamba e chi la caviglia ed erano state ingessate con gambale senza tacco e così obbligate all'assunzione di eparina, dai dieci giorni fino a sessanta. Vi ricordate quanto scritto nel post di due anni fa sull'eparina? Bisognava smaltire subito l'eparina perché non c'era modo di distinguere quella alterata (che stava causando danni da tossicità) da quella normale e non si poteva quindi buttare il tutto con perdite di miliardi di euro (vedi Panorama del 2008 citato nel nostro post sull'eparina). Le potenti corporazioni medico ospedaliere sono come dei tentacoli della piovra gigante che emergendo dall'acqua sembrano separati l'uno dall'altro dalla piovra stessa che, con un tentacolo ti strangola e con l'altro ti accarezza: i medici ospedalieri prima ti danneggiano da una parte e poi, dall'altra, ti si prendono anche la gloria. Infatti, nel caso di Cucchi, così come quello del Crisafulli (la vita contro l'errore medico ospedaliero) e quello di Englaro (porre fine di fronte all'evidenza fallimentare medico-ospedaliera), chi ha veramente lottato e vinto sono stati i parenti, nonostante le indifferenze e gli ostacoli di chi li avrebbe dovuti sostenere. Di fronte alla tenacia, determinatezza e coraggio di Ilaria Cucchi la medicina ospedaliera stava sempre più ad essere diffamata e non c'era alternativa nell'ammettere l'evidenza e così non si poteva non delegare il ruolo ad un medico ospedaliero rappresentante dei colleghi diffamati per ripristinare la "fiducia" dell'infame corporazione ospedaliera attraverso l'eroe, il buono. Nella foto del quotidiano nel titolo di questo post si riportano ad hoc le foto per rendere d'effetto questa situazione. I quotidiani stavano riuscendo a sensibilizzare per potenziare il controllo e il commissariamento nelle infami strutture ospedaliere e si sono attualmente ritrovati loro stessi ad essere commissariati. A Ilaria Cucchi si è detto che ora può denunciare i responsabili della morte del fratello. Certamente, ma noi preferiremmo che si pretendesse potenziare i controlli e ritornare a far scrivere sui giornali in prima pagina e liberamente tutte le nefandezze e omicidi ospedalieri. Oggi tutti i partiti parlano di trasparenza nella sanità ma la intendono al livello di assunzioni e di carriera affinché venga garantita la competenza...certamente, quella di non farsi beccare quando si danneggia e uccide un disgraziato degente. Non c'è partito o candidato che non si sia fatto "battezzare" dalla potente corporazione medico ospedaliera per raccattare qualche voto in più; li riconoscerete quando vedrete sputato lì in mezzo ai programmi il pacchetto sanità con la raccomandazione di aumentargli i fondi, potenziarla -come i calci nel sedere ai degenti....Quello che bisogna potenziare sono i diritti e la dignità dei malati perché è l'unico modo per correggere la sanità: controlli 24 ore su 24. Senza il controllo interno della videocamera non avremmo mai saputo di quanto accaduto e riportato qui in video, dal titolo "lasciata morire in ospedale":
giovedì 4 marzo 2010
Ilaria Cucchi, Maria Giuditta Cristofanetti Boldrini (Dafne), Mario Dumini (Eremita Laico)
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Sono tre personaggi d'attualità la cui determinatezza, coraggio e tenacia ha fatto sì da far emergere dal basso per quanto fosse possibile la verità sulle nefandezze delle istituzioni ospedaliere e carcerarie. Dalla sua indagine, pionieristica degli anni settanta, Dafne realizzò il primo libro su quello che oggi viene chiamata malasanità vissuta da chi l'ha subita nel vedersi abusi, omissioni, violenze, bugie e altre nefandezze sul marito e poi sul fratello, degenti in ospedale, e nel contempo essere presa a calci in culo dal personale paramedico nel tentativo di stargli vicino e di contestare gli abusi. Il suddetto libro, dal titolo "La morte al Policlinico Gemelli", è un prezioso documento di base del cittadino attivo che ruppe il primo mattone del muro anti trasparenza ospedaliero. Un altro documento interessante è il libro-dispensa del Dumini, detto l'Eremita laico, dal titolo "Il MANUALE, per le interdizioni". In questo Manuale l'eremita scrive di come fece evadere un suo conoscente, raggirato e fatto passare per pazzo fino all'internamento psichiatrico da TSO; e di come poi riuscì a dimostrare l'abuso, nonostante tutti gli intrighi giudiziari a suo danno, una decina di giorni dopo, in un'intervista a RAI-3 (visibile su youtube alla voce "eremita salva persona colpita da malasanità" -presente anche in questo blog nei filmati posti a fianco dei post). Infine, Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, che è riuscita a smuovere stampa e televisione sull'omicidio ospedaliero-carcerario del fratello tanto che oggi, almeno in Italia, chiunque ne è a conoscenza. Suggeriamo a Ilaria di scrivere, non appena possibile, un libro anche se stampa e televisione, al contrario dei medici legali, ne siano stati esaurienti su tutto quello che è finora stato possibile sapere. Le storie di tre cittadini attivi, che sono riusciti a far rivoltare , anche se per poco, lo sguardo dall'alto verso il basso delle istituzioni panottiche a quello dal basso verso l'alto della democrazia.
giovedì 18 febbraio 2010
Giornalista BBC condannato per aver aiutato a far trapassare un suo collega con male incurabile
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Si parla di democrazia ma, oltre all'invenzione delle malattie, il potente corporativismo medico ospedaliero si è inventato le morti (apparente, clinica, cerebrale etc.). Anche la morte NON ti appartiene è monopolio degli sciacalli della suddetta potente corporazione. Se tu, fossero anche mille sofferenze, desideri scegliere che a farti trapassare sia un tuo amico, parente, partner etc. (purché disposti) non puoi comunque realizzarlo, devi passare per le mani merdose degli sciacalli, i medici; così io non posso essere favorevole all'eutanasia. I pacchetti, quale quello di sanità che sia, sono sempre impostati dalle categorie che vi ci speculano sopra e mai da chi li subisce compresi i politici "bisturati" che, di fronte alle nefandezze medico ospedaliere, sono umiliati nel sentirsi impotenti o nell'essere poi costretti a dichiarare "ma...io proprio non sapevo". I pacchetti sono paralleli al percorso nell'individualità e nell'impenetrabilità delle istituzioni ospedaliere (o carcerarie); sono globuli o supposte intesi come sistemi inizialmente chiusi volti poi a svilupparsi autonomamente fuori della portata o del controllo dello Stato e del cittadino.
venerdì 12 febbraio 2010
La Repubblica (quotidiano), Il Padrino. La Schedatura Sanitaria
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Solo due post fa avevamo riportato i giornali che recentemente minimizzavano o tacevano sugli omicidi dei medici ospedalieri sui pazienti ora dobbiamo ricrederci sui giornali che li riportavano in prima pagina. Per muovere serie critiche alla corporazione medica con tutte le sue nefandezze a danno dei malati occorre la "protezione" di un "garante-padrino" che operi in attivo in tali infami luoghi e ieri si è dovuto pagare uno scotto, la Repubblica riportava in prima pagina la legge che obbliga a porre sulla carta d'identità l'assenso, o non, sull'espianto dei propri organi sostenendola. Non poteva fare altrimenti, considerando che il suddetto suo garante-padrino chirurgo è anche autore di un recente libro a sostegno della predazione d'organi. Allora, a chi si deve rivolgere tutta la gran massa di vittime dirette ed indirette da danni iatrogeni ospedalieri che hanno preferito si divulgassero simili nefandezze ospedaliere piuttosto che essere risarcite e tacere? Gli sciacalli, oltre che a inventarsi le malattie e a modificare i livelli di normalità nelle analisi cliniche, abbassando la soglia che rientra nel "sano", hanno anche inventato le morti (clinica, apparente, cerebrale e così via) e proprio come gli fa più comodo. La Carta d'Identita' non è più a scopo identificativo ma anche una sorta di schedatura medico-poliziesca pari o anche peggio del passaporto sanitario di poco più di un secolo fa in tempo di epidemia. Ci si era illusi quando hanno tolto la Tessera Sanitaria (TS), ora sappiamo il perché: la Carta d'Identità (CI) la sostitusce in pieno e questa, al contrario della prima (TS), è strettamente obbligatoria. Alla legge del consenso o non all'espianto sulla CI seguirà l'apposizione di altri codici quali del sangue e, perchè no, del DNA giustificata per eventuali trapianti genici etc. -sopratutto per la nostra posizione e predisposizione alle malattie, anche mentali !, e valutazioni varie. Si provi solo ad immaginare le conseguenze di chi appone un "No" sulla sua CI, vale a dire è meglio stare alla larga da qualsiasi servizio sanitario e sopratutto ospedali; è una persona che viene automaticamente biasimata, egoista e anti-progressista di chi si adopera verso i disgraziati. Invece, no. Se dovesse avvenire l'infame schedatura sanitario-poliziesca noi ci riserveremo il "No" sopratutto a ciò che fa comodo a coloro che nascondono le loro nefandezze e che rifiutano la trasparenza. Riportiamo a tal proposito quanto scritto in un intervento di un nostro lettore al blog di Grillo:
""La Repubblica" ha dato pienamente voce ai medici approvando il delegare il giudizio e l'intervento su tali nefandezze al potere medico stesso; personaggio di spicco il senatore PD I.Marino il quale chiede un'Autorità(..?) di vigilanza, un Istituto che effetti controlli e verifiche di qualità di prestazioni e cure offerte. Certo, e magari gli mettiamo a capo un medico, il ché avrebbe funzione di capo dei capi di un'istituzione dentro un'istituzione stessa che ha ha già le stesse funzioni gestite dai medici stessi. A che potrebbe servire se non a immunizzare gli ospedali e i medici dai tribunali filtrando e restringendo ancor più la trasparenza. A far eco a Marino è il medico ospedaliero pentito P.Cornaglia-Ferraris che abbandonando il pigiama di cui fu costretto come un comune disgraziato degente è ritornato in camice bianco e a difendere la categoria e pretende di non denunciare i medici ma vedere cosa si è sbagliato quando si rovina o uccide un degente in ospedale. Così il suddetto medico pentito ritratta quanto scritto nel suo libro "Camici e pigiami" dove denunciava la completa assoluzione all'equipe medica colpevole di aver fatto morire una donna assieme al neonato in una clinica ostetrica (nel libro non si fanno nomi ne di cliniche ne di medici).Per cui Corvaglia-Ferraris potenzia il ruolo di cavie dei degenti. Qualche settimana fa la RAI intervistò L.Ferrozzi che spiegava i vari tipi e ordini di mafia assieme alle loro funzioni, da quella più direttamente criminale, la faida, a quella tipicament politica. Ma noi vediamo che tra i molti tipi di associazioni a delinquere vi è il denominatore comune di rifiutare la trasparenza, il che rende gli ospedali (e carceri) e chi vi lavora dentro non dissimili dalle suddette organizzazioni delinquenziali. Chi aderisce a questi gruppi -consapevole o meno di danneggiare- non ce l'ha scritto in fronte ma traspare da quello che dichiara o rifiuta. Delegare la gestione della soluzione alla malasanità ai medici stessi e come delegare i mafiosi a giudicare altri mafiosi che si sono fatti catturare: entrambi devono difendere e salvare la categoria e non certamente le vittime. Il giudizio rimane interno alla categoria e si verrà a giudicare chi si è fatto scoprire di mancanza di professionalità. Gli ospedali moderni nascono già forniti di scudo anti-trasparenza che immunizza la professionalità medica da attacchi esterni per tutte le loro nefandezze, mentre per tutti gli altri ospedali occorre risolvere alla meglio e un medico delegato a ciò proporrà di tutto, anche progetti stravaganti per evitare la completa trasparenza disastrosa per le infami strutture ospedaliere e il potere merdoso medico ospedaliero. "
martedì 2 febbraio 2010
Da De Lorenzo a Vendola..."E il sommergibile va.."

Due giorni fa, e ieri sera in replica, nel programma RAI dal titolo "In 1/2 ora", condotto da L. Annunziata, è stata la volta di N.Vendola. Alla domanda della conduttrice sulla conoscenza che un governatore di una regione deve avere su ciò che accade nelle istituzioni ospedaliere Vendola ha dato una risposta chiara e un'immagine significativa di quello che sono le infami istituzioni ospedaliere facendo così eco all'ex ministro della sanità De Lorenzo. Vendola ha riferito che lui, nonostante sia il più alto rappresentante di una regione, non era a conoscenza delle nefandezze nelle strutture ospedaliere e che per questo veniva anch'egli, a sua insaputa, danneggiato. Vendola fa eco al già ministro della Sanità De Lorenzo, il quale una quindicina di anni fa lamentava alla RAI-TV il fatto che lui, pur essendo ministro della sanità, non poteva far nulla per un suo stretto parente che stava subendo la malasanità. L'immagine di Vendola sugli ospedali è quella di un sottomarino; entrambi inabissati alla trasparenza. In effetti, il sottomarino può vedere e controllare ma, a sua volta, non farsi vedere e questo è consono al concetto di panottico. Allora chi è a conoscenza di tutte o parte delle nefandezze ospedaliere se non chi ci lavora, e che fa omertà? Se non si considera un'inversione del controllo da ospedale a cittadino a quello da cittadino a ospedale -quest'ultimo già in atto dalla fine del 2006 attraverso un controllo che, seppur modesto, ha portato ad informare di tutte le nefandezze che oggi conosce il cittadino grazie agli organi di informazione pubblica- il politico potrà riorganizzare quante volte vorrà le strutture ospedaliere ma la matrice rimane la stessa. Pertanto occorre aumentare i controlli a partire sopratutto dagli ospedali e così anche nelle amministrazioni e indispensabilmente ad informare e a far partecipare il cittadino.
lunedì 25 gennaio 2010
"IL TEMPO" (Quotidiano), Il Silenzio, La Ricotta
Il 7 Gennaio 2010 quasi tutti i più letti quotidiani riportavano in prima pagina sulle morti e sugli invalidati per cause ospedaliere iatrogene, dall'inizio del nuovo anno, tranne, con nostra sorpresa, il quotidiano Il Tempo -e solo uno dei quotidiani "Libero" e "Il Giornale" lo affacciava in prima pagina, ma limitatamente, e solo all'episodio della caduta dell'infortunato dall'ambulanza in corsa.
Chi pensa che le morti per cause ospedaliero-iatrogene e tutte le altre nefandezze ospedaliere non siano tali da porsi in prima pagina tradisce la sua pavida alleanza col potere delle corporazioni mediche ospedaliere a discapito dei cittadini, sottovalutando così la reale gravità dei fatti subiti da quest'ultimi. Vi sono state vittime dirette e indirette delle nefandezze ospedaliere che hanno rifiutato il diritto al risarcimento per pretendere quello della dignità affinchè si potesse potenziare la trasparenza nelle infami strutture ospedaliere e informare i cittadini con tutti i possibili mezzi di informazione! Ne consegue che segnaleremo i quotidiani che sottovaluteranno suddette nefandezze e omicidi. Il quotidiano "Il Tempo", di Martedì 8 Aprile 2008, fu uno dei pochi che riferì in prima pagina del bambino di 3 anni morto durante una semplice operazione di tonsille. E' per questo che noi vogliamo credere che il suddetto quotidiano si azioni di nuovo per informare i suoi lettori collocando tali episodi nel giusto posto, cioè nella prima pagina, e non si riduca a carta stracci
"E' più bello morire sulla Croce che in un ospedale" -Rajinesh.
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